Irrilevanti, quasi scomparsi. E’ uno stato di salute pessimo quello del M5S, confermato una volta di più dalle elezioni amministrazione del 12 giugno scorso. Perfino il Fatto Quotidiano parla di “de profundis del M5S”.
E’ stata una delle tornate elettorali peggiori nella storia del MoVimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: è un lontanissimo ricordo il 32% delle politiche 2018, stavolta i pentastellati hanno toccato percentuali da estinzione come il 2% a Lodi, il 1,4% a Cuneo e l’1,2% a Padova. YouTrend ha elaborato tutti i dati a disposizione sulla tornata elettorale. Analizzando il voto dei 142 comuni sopra i 15mila abitanti che sono stati chiamati alle urne, si legge che il Pd è stato in assoluto il partito più votato: ha preso il 17,2% dei voti.
Al secondo posto c’è Fratelli d’Italia, che si è fermato al 10,3% dei voti. Seguono la Lega con il 6,7% e Forza Italia con il 4,6% dei voti. Più che i partiti, gli elettori hanno preferito dare il loro voto alle liste civiche. Le liste civiche legate all’area di centrodestra sono arrivate in totale al 22,2% dei voti, quelle vicine al centrosinistra invece si sono fermate al 18,7%. Il dato più basso appartiene al Movimento 5 Stelle ed è un miserrimo 2,1%.
YouTrend ha fatto un’analisi anche sui risultati delle coalizioni, dove si contano sia liste civiche che liste legate ai partiti nazionali. Qui si calcola che le coalizioni di centrodestra abbiano preso in tutto il 43,8% dei voti, contro quelle di centrosinistra (o di quelle giallo-rosse) che insieme hanno ottenuto il 41,9%. La stessa tendenza si può vedere anche nei comuni capoluogo, dove le coalizioni di centrodestra hanno ottenuto il 46,2% dei voti, mentre quelle di centrosinistra il 44,3%. Il migliore risultato a queste comunali il M5S l’ha ottenuto a Nola (12%), molto più indietro invece Palermo (7,6%) e Messina (4,2%). Ed è tutto dire.
“I dati che emergono dalle amministrative non ci soddisfano. Non possiamo cercare giustificazioni di comodo. Ma c’è un dato che mi fa male ed è quello dell’astensionismo”, ha commentato il capo politico del M5S Giuseppe Conte, ammettendo la sconfitta. “Le amministrative sono state sempre state un tabù per M5S, a parte qualche tornata come a Torino e Roma. Però non sono qui per nascondermi dietro questa costante storica per il MoVimento. Ora annunceremo un percorso di completamento dell’azione politica e di organizzazione interna anche per quanto riguarda le articolazioni territoriali”, ha aggiunto l’avvocato di Volturara Appula.
In molti Comuni, a partire da Palermo, il M5S ha sperimentato un’alleanza con il Pd ma i risultati, almeno per i pentastellati, non sono stati certo incoraggianti. Ma Conte non rinnega l’alleanza coi dem: “Non ho mai detto che abbiamo un’alleanza strategica ma parlo sempre di dialogo, profondo e proficuo, con il Pd e Articolo 1: non ho mai voluto forzare perché ritengo che questo percorso debba darsi dei tempi, delle tappe. Esamineremo il risultato elettorale ma per il futuro un’azione congiunta non può essere compromessa da questa tornata elettorale per il semplice motivo che il M5S sui territori ancora deve organizzarsi”. Mentre nel Pd aumentano quanti si chiedono, alla luce dei numeri del M5S, se non sia meglio dialogare coi centristi, ovvero i renziani di Italia Viva e i calendiani di Azione, i quali però sono ostili ad alleanze coi pentastellati.
E’ durissimo con Conte il parlamentare ex M5S di Andria Giuseppe D'Ambrosio: “Un MoVimento che in tutta Italia, tranne rarissime eccezioni, ormai si muove con una percentuale che va dal 2% al 4%, praticamente è crollato rendendo invece il Pd il primo partito d'Italia. Peccato aver gettato così anni di sacrifici, lotte, vittorie e sconfitte, cose giuste ed errori, perché non lo meritavano i cittadini, non lo meritavano gli attivisti, non lo meritavano tanti amministratori nei comuni che si spaccano la schiena ogni giorno ma soprattutto non lo meritava un sogno che, per quanto imperfetto, rappresentava una speranza rara nella politica italiana. E chissà chi continua ad insistere su questa linea suicida”.
Mentre sulla BAT D’Ambrosio è sbottato: “Che brutta fine ha fatto il M5S nella BAT, territorio che aveva sempre regalato cifre e primati nazionali al MoVimento. Oggi sconfitti a Canosa, amministrazione uscente. Ultimi a Barletta e scomparsi a San Ferdinando! Che dire: la svolta verso il Pd guidata dalla consigliera regionale del M5S Di Bari e dai due consiglieri comunali andriesi del M5S ha portato i suoi frutti: il disastro! Mi dispiace per gli attivisti che ancora provano a credere in un MoVimento che ormai è succursale del Pd”.
L’assoluta marginalità, per non dire assenza, del M5S alle amministrative di Capitanata è stata lampante. Conte – che pure potrebbe, stando ai rumors, candidarsi alle politiche 2023 a Foggia – non ha messo piede nella sua provincia natìa. Il suo tour elettorale non è arrivato più a nord di Canosa di Puglia.
La pattuglia di parlamentari ed europarlamentari pentastellati lo ha incontrato nelle altre province della regione, mentre in Capitanata non c’è stata traccia di comizi del M5S. Infuocati gli scontri verbali di queste ore nella chat WhatsApp del M5S provinciale, dove gli attivisti sono più arrabbiati che mai. Ma non mancano nemmeno gli sfoghi pubblici.
E’ sarcastica l’avvocata Mariateresa Bevilacqua, ex consigliera comunale M5S di Vieste: “I vertici del M5S non sono soddisfatti dei risultati. Il 5% è ancora troppo lontano dallo 0,0001%. La mossa strategica, da veri statisti, potrebbe essere supplicare pubblicamente Letta di formare un'unica lista per le prossime politiche. Dai, ragazzi, il traguardo dell'estinzione è vicino”.
Emblematico quanto avvenuto a Monte Sant’Angelo, dove con lucidità gli attivisti locali avevano scelto di convergere nella coalizione di Felice Scirpoli, sfidante del Sindaco uscente Pd Pierpaolo d’Arienzo.
Nonostante l’orientamento generale del partito alle alleanze col Pd e col centrosinistra, i vertici provinciali del MoVimento avevano accettato la decisione della base montanara promettendo sostegno ma nell’ultima settimana è venuto meno qualunque supporto in loco.
Tra i candidati di Scirpoli c’era l’attivista pentastellato Pasquale Palumbo (certificato da Roma) e il M5S intendeva sostenere la lista in due modi: erano previsti sia un incontro a Canosa di Puglia tra Scirpoli e l’ex premier Giuseppe Conte, con un video da registrare assieme, sia la presenza a Monte Sant’Angelo dei parlamentari 5S.
Ma negli ultimi giorni prima del voto il malessere per l’arrivo in città dei leghisti ha provocare un chiarissimo passo indietro del M5S. Il cambio di posizione è apparso evidente dopo la visita a Monte dell’europarlamentare salviniano Massimo Casanova, che ha portato gli eletti pentastellati a rinunciare a condividere lo stesso palco con l’odiata Lega e a indicare la presenza (non concordata) di una candidata leghista in lista. Vari i motivi di imbarazzo: da un lato la guerra coi salviniani, da anni, sul presidente del Parco nazionale del Gargano Pasquale Pazienza (nominato in quota Lega); dall’altro la querela per diffamazione che Casanova presentò tempo fa contro l’assessora regionale al welfare Rosa Barone proprio per affermazioni su frequentazioni inopportune della Lega a Monte Sant’Angelo. Nessuno dei parlamentari M5S ha più voluto essere presente nella città garganica al fianco di Scirpoli e Palumbo, nonostante le sollecitazioni degli attivisti locali.
E adesso questi ultimi lamentano di non esser stati aiutati dai propri referenti ed eletti, bensì di esser stati abbandonati a se stessi. La base parla di motivazioni del tutto pretestuose dietro la scelta di disertare la campagna elettorale, smentisce la presenza di una leghista in lista e riconduce l’imbarazzo dei vertici M5S, piuttosto, ad articoli giornalistici che criticavano l’appoggio a Scirpoli. Il solo, peraltro ex M5S, ad andare a Monte è stato il presidente della Commissione nazionale antimafia Nicola Morra, invitato da Palumbo.
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