Si riapre il dibattito (mai risolto) sulla contenzione dei pazienti psichiatrici

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Sono accusati anche di sequestro aggravato di persona molti degli indagati nell’inchiesta che ha coinvolto il plesso femminile dell’ex istituto ortofrenico del Don Uva di Foggia. Secondo le captazioni effettuate durante le indagini condotte dai Carabinieri, alcuni Oss e infermieri del reparto erano soliti legare al letto o alle sedie le pazienti o rinchiuderle nelle loro stanze o in altri ambienti, per ore, incuranti delle grida e dei pianti.

In un passaggio dell’ordinanza che ha dato attuazione alle misure cautelari (7 arresti in carcere, 8 ai domiciliari e 15 divieti di dimora o di avvicinamento alle vittime), i giudici fanno un chiaro riferimento alla cosiddetta contenzione, una pratica su cui molto si discute e su cui in molti si sono espressi, anche su queste colonne, in termini estremamente sfavorevoli.

Cittadini, associazioni, familiari dei pazienti psichiatrici stanno conducendo una vera e propria battaglia di civiltà per impedire che i malati continuino ad essere contenuti.

“La contenzione del paziente psichiatrico – si legge nell’ordinanza firmata dalla Gip del tribunale di Foggia Marialuisa Bencivenga - non costituisce una pratica terapeutica o diagnostica legittimata ai sensi dell'art. 32 Costituzione ma è un mero presidio cautelare utilizzabile in via eccezionale qualora ricorra lo stato di necessità di cui all'art. 54 del codice penale, ossia il pericolo di un danno grave alla persona, che si presenti come attuale ed imminente, non altrimenti evitabile, sulla base di fatti oggettivamente riscontrati che il sanitario è tenuto ad indicare nella cartella clinica (Cassazione 7 novembre 2018: in motivazione la Corte ha precisato che l'uso della contenzione in assenza dei presupposti di cui all'articolo 54 del codice penale costituisce un'illegittima privazione della libertà personale ed integra gli estremi del delitto di cui all'articolo 605 del codice penale).

Soprattutto, si richiama il costante orientamento pretorio secondo cui in tema di contenzione psichiatrica, l'infermiere professionale è titolare, ai sensi della legge e del codice deontologico degli infermieri, di una posizione di garanzia che si sostanzia di specifici obblighi giuridici, autonomi rispetto a quelli del medico, in ragione dei quali egli è tenuto a verificare la legittimità del trattamento e a segnalare all'autorità competente eventuali abusi, avuto riguardo alla natura di mero presidio cautelare e non terapeutico della contenzione, che deve essere circoscritta ad un uso straordinario, motivato ed annotato nella documentazione clinico-assistenziale (Cassazione, 27 settembre 2021).

Inoltre, integra gli estremi del delitto di sequestro di persona la condotta del titolare e gestore di un presidio per anziani autosufficienti, il quale, al di fuori di qualsiasi potere-dovere di custodia e di sorveglianza e di un'azione repressiva della libertà di movimento imposta ed attuata nei limiti strettamente indispensabili allo scopo nell'esercizio di ‘potestà disciplinari’ (quali, ad esempio, attività di custodia di alienati, assistenza di interdetti per incapacità di intendere o di volere affidata ai tutori, vigilanza di infermi soggetti ad imprevedibili reazioni o movimenti), leghi per diverse ore della giornata alle poltrone e alle sedie e alle sbarre del letto alcuni pazienti non autosufficienti (Cassazione, 13 gennaio 2005). Nel caso di specie è agevole rilevare che l'indagata (così come gli altri soggetti ai quali sono ascritte responsabilità per condotte di illecita limitazione della libertà personale dei degenti) non si è limitata a imporre la reclusione alle persone offese ma ha tenuto nei loro confronti anche altre condotte aggressive, tali da cagionare alle stesse sofferenze ulteriori rispetto a quelle derivanti dal sequestro di persona”.

Eppure, come più volte raccontato da l’Attacco, la diffusione della contenzione è molto alta, anche nelle strutture pubbliche. Secondo dati rinvenienti da una delibera regionale del 2010, in quel momento in Puglia erano oltre 1100 i pazienti contenuti nei 19 Spdc (Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, strutture complesse dei dipartimenti di salute mentale) della regione.

Dopo quel monitoraggio non è stata più effettuata una raccolta scientifica dei dati ma gli specialisti ritengono che non vi sia ragione di credere che le cose siano cambiate, del resto anche nelle altre regioni d’Italia la contenzione è ampiamente applicata. Lo testimonia anche la relazione del Senato del 2013 in cui si parla di luoghi chiusi, in cui la contenzione è ampiamente diffusa e attuata talora illegittimamente come se fosse una terapia, senza possibilità di interventi riabilitativi e sociali che possano fungere da collegamento con i servizi territoriali come prevenzione delle cronicità.

La contenzione peraltro non è solo quella fisica, c’è anche quella farmacologica e ambientale, normalmente gli Spdc sono a porte chiuse, nessuno entra e nessuno esce: i pazienti non sono liberi di muoversi, neppure di avere contatti con l’esterno, hanno spesso raccontato gli addetti ai lavori su queste colonne. Si tratterebbe peraltro di una pratica peggiorativa dele condizioni del malato, mentre al contrario il contatto con altre persone rappresenterebbe una efficace forma di riabilitazione e integrazione.  Ecco perché gli esperti hanno spesso chiesto una revisione globale del sistema.

“E’ un argomento tanto importante quanto misconosciuto – ebbe modo di spiegare in un webinar risalente ad ottobre scorso, organizzato dall’associazione Scacco Matto, attiva in Lombardia ed Emilia Romagna, dedicato al tema del no restraint, Domenico Tancredi, psichiatra, già dirigente della Asl Foggia, già direttore facente funzioni dell’Spdc di San Severo, noto per essere uno dei pochissimi in Italia no restraint (senza costrizione per i pazienti). -, immaginiamo la contenzione nelle strutture psichiatriche come grandi saloni del manicomio con decine di letti a cui i pazienti sono legati. A 50 anni dalla riforma Basaglia doveva essere un modello superato e invece non è così nelle strutture psichiatriche, così come nelle residenze per anziani. In Italia ci sono 280 Spdc, reparti di psichiatria istituiti nel ’78, solo 25 oggi sono a contenzione zero, servono una popolazione di 5 milioni di persone. Significa che solo in alcune regioni i pazienti hanno la certezza che non verranno legati nel corso di un ricovero, tutti gli altri no”.  

Ma quei 25 Spdc non restraint “ci dicono che è possibile lavorare in un reparto di psichiatria senza legare o isolare i pazienti, il ministero della salute vuole superare il modello di contenzione nel giro di tre anni ma mi chiedo come si potrà fare se ancora non abbiamo neppure un monitoraggio della contenzione, ecco perché ritengo che il primo passo sarebbe avere dati precisi nel sistema informatico della salute mentale”, disse Tancredi.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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