Affaire interdittiva, Vigiano: “Fatti molto gravi rivelati da l’Attacco, si verifichi. Silenzi imbarazzanti”

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“Quanto rivela l’Attacco sull’edizione odierna, sulla cui veridicità non ho motivo di dubitare, è di una gravità inaudita e meriterebbe l’attenzione di tutta la stampa locale, di tutti coloro che sono già scesi in campo per rappresentare politicamente la nostra città e di tutti coloro che ogni giorno indossano il vessillo della legalità. Non voglio pensare che nel caso di specie vi sia malafede da parte di chi è chiamato a rappresentare lo Stato sul nostro territorio, preferisco pensare, fino a prova contraria, a una sorta di sciatteria nell’attività investigativa, alla quale va posto immediatamente rimedio, per la credibilità stessa delle nostre istituzioni”. E’ il post Fb pubblicato mercoledì scorso dall’avvocato foggiano Antonio Vigiano, segretario cittadino della Lega, nello stesso giorno in cui l’Attacco ha pubblicato l’intervista a Gianluca Marzulli (consulente informatico forense iscritto al Ruolo Periti ed Esperti delle Cccia di Roma e Foggia nonché Ctu presso diverse Procure, Tribunali e in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria).

L’Attacco lo ha intervistato in veste di consulente tecnico di parte della difesa di Michele D’Alba e della sua coop Tre Fiammelle, recentemente interdetta per mafia dal prefetto Valiante sulla base di una captazione ambientale effettuata in Questura nel 2018 la cui trascrizione da parte degli incaricati ispettori di polizia giudiziaria svelerebbe una sorta di accordo tra D’Alba e i sui familiari a non parlare dei propri estorsori. Una trascrizione che appare difforme dalle rilevazioni effettuate dallo stesso Marzulli, sulla base delle quali la linea editoriale de l’Attacco e del direttore Paciello sostiene che la “prova regina di quell’interdittiva” sarebbe stata “taroccata”.

La posizione espressa da Vigiano via social ha ricevuto una pioggia di censure da Gioacchino Rosa Rosa, che ha accusato su Fb Vigiano così: “Dando credito a chi lo stai dando offendi le istituzioni e il buon senso come sta facendo fino alla nausea l'Attacco”. Rosa Rosa è il portavoce del Gruppo Telesforo, ormai notoriamente in guerra con D’Alba. Una guerra che si è riverberata nella gestione di Universo Salute e del Don Uva Hospital con l’estromissione della famiglia D’Alba (socia d’impresa) dal consiglio di amministrazione. L’Attacco ha intervistato Vigiano.

Che idea si è fatto di quanto emerge dall’inchiesta giornalistica?

In primis, un’interdittiva antimafia non può essere emanata a distanza di 5 anni dalla captazione ambientale che rappresenta la prova su cui fonda il provvedimento. A distanza, cioè, di molto tempo da quando vengono acquisite quelle prove. Nel frattempo da allora sono passati da Foggia altri due o tre prefetti che nulla in merito avevano obiettato prima che lo facesse Valiante. Sta emergendo una situazione abbastanza strana e se dovesse essere confermato che le intercettazioni sono state manipolate la cosa sarebbe grave. Spero si tratti di sciatteria investigativa. Non voglio pensare ci siano altri retroscena.

Perché, secondo lei, nessuno sul territorio si è ancora espresso pubblicamente sull’argomento?

Anche questo è abbastanza strano. In un territorio dove si sta combattendo aspramente la mafia anche il silenzio può essere una forma d’illegalità. Spero si tratti di un silenzio in buona fede. Certo, non bisogna pensare che questo territorio presenti sempre e comunque contorni poco chiari, oscuri. Però una situazione del genere va chiarita, e dovrebbe essere attenzionata da tutti, perché se bisogna essere vicini allo Stato per combattere la mafia, d’altro canto deve esserci uno Stato che si comporta come tale, con regole ben precise.

Le istituzioni coinvolte dovrebbero pronunciarsi in merito?

Non mi aspetto tanto, ma spero che chi di dovere si adoperi per verificare ciò che è stato denunciato, che va chiarito. Il tutto è da riportarsi nell’alveo della legalità. Non bisogna sempre dare la caccia al mostro, certo, ma in questo caso se qualcuno, come ha fatto l’Attacco, denuncia sussistere dinamiche poco chiare imputabili allo Stato credo che quest’ultimo dovrebbe intervenire, se non altro per mantenere la propria credibilità. Perché se lo Stato chiede collaborazione ai cittadini anche lo Stato deve collaborare nel momento cui in cui questi ritengano di essere stati vessati. O che siano stati presi provvedimenti ingiusti nei loro confronti. Tra l’altro, mi risulta che D’Alba è uno di quelli che ha denunciato i suoi estorsori. Dunque mi sembra non ci troviamo di fronte ad un mostro, bensì davanti ad una persona che va tutelata. Lo Stato deve tutelare anche questa persona, così come vanno tutelati tutti i cittadini della comunità. Non voglio pensare che dentro lo Stato ci sia un anti-Stato da combattere alla stregua di altre forme di illegalità.

La sua posizione è personale o condivisa con partito/coalizione? E perché la politica, a parte lei, finora è rimasta in silenzio?

Parlo a titolo personale. Però ritengo che anche la politica non debba essere sorda di fronte a questo tipo di situazioni. Certo, spesso per molti è meglio non metterci la faccia. Ma io penso che la politica, proprio perché nel tempo è stata anche bastonata, debba richiedere allo Stato di fare lo Stato. Quando emergono situazioni poco chiare la politica non si deve vergognare di far politica, non può non intervenire su simili temi. Perché come lo Stato, giustamente, interviene a sanzionare la politica quando se ne ravvisano responsabilità, anche la politica, d’altro canto, se è una politica seria che opera sul territorio negli interessi della città, dovrebbe chiedere chiarezza alle istituzioni nel momento in cui emergono certe situazioni. Il problema è uno: oggi può capitare a D’Alba, domani può capitare ad un altro cittadino o ad un’altra impresa. Io, infatti, non focalizzerei sul casus D’Alba l’attenzione del dibattito che andrebbe sviluppato e il mio sostegno a l’inchiesta de l’Attacco . La questione dev’essere invece estesa alla tutela di tutti i cittadini, che possono trovarsi a combattere e a far valere le proprie ragioni in posizioni di inferiorità rispetto ad una macchina amministrativa che invece dovrebbe tutelarli. Spero che su ciò il mio post social possa accendere un dibattito anche politico. Perché non ci si può solo riempire la bocca di legalità senza pensare che non sia illegalità il non richiedere verifiche, approfondimenti e chiarezza alla istituzioni competenti.

A quali in particolar modo?

A Procura, Questura e, non ultimo, allo stesso prefetto che ha emesso quell’interdittiva. Bisogna chiedere chiarezza su una situazione nella quale l’Attacco ha riportato la versione di un perito che ha sbobinato delle intercettazioni e che le ha interpretate in maniera differente dalla trascrizione della polizia giudiziaria. Mi aspetto che chi di dovere compia ulteriori verifiche rispetto al fatto che quel verbale corrisponda o meno a verità. Il silenzio mostrato dallo Stato finora, a mio parere, è imbarazzante.

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