Doccia segnata da colature scure, lavabo sporco, residui sul fondo e bottiglie di plastica accanto al rubinetto. Le fotografie arrivate alla redazione de l’Attacco accendono l’attenzione sulle condizioni degli alloggi temporanei destinati ai braccianti a Borgo Mezzanone. Mostrano qualcosa di tangibile, che merita di essere spiegato soprattutto quando riguarda un luogo nel quale l’accoglienza è affidata a soggetti individuati attraverso procedure pubbliche e sostenuta da risorse regionali. Sono i container della foresteria di Borgo Mezzanone - nell’area dell’ex Centro di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A.) - a ridosso degli spazi interessati dalla realizzazione del nuovo Villaggio dell’Accoglienza. Lo sguardo viene attirato dalla parete della doccia. La superficie, chiara, è attraversata da numerose striature verticali. Nella zona del miscelatore, si distinguono colature di colore giallo-brunastro che scendono verso il basso. Le tracce sono particolarmente evidenti attorno alla rubinetteria e lungo la porzione di rivestimento immediatamente sottostante. Non è difficile stabilire che si tratta di sporco, perciò è ragionevole chiedersi quando quell’ambiente sia stato pulito l’ultima volta e se siano stati effettuati gli interventi eventualmente necessari. Un’altra fotografia mostra un lavabo e - attorno alla base del rubinetto - si notano accumuli scuri. Il bordo interno - soprattutto nella porzione vicina allo scarico - appare segnato. La parete retrostante presenta aloni e segni di sporco, particolarmente evidenti lungo la giunzione orizzontale con il piano del lavabo. Sotto quest’ultimo è collocato un secchio bianco, la cui presenza potrebbe significare che c’è una perdita. Non si può dedurre se tutti i container si trovino nelle medesime condizioni, però un bagno non è un elemento accessorio nella vita di una persona ospitata in un insediamento temporaneo. Se le fotografie rappresentano fedelmente le condizioni nelle quali gli ospiti si trovano a utilizzare quei servizi, quando sono stati effettuati gli ultimi controlli? Chi deve intervenire quando pulizia e manutenzione risultano insufficienti? Il nome - o sigla, a dir si voglia - che rende questa vicenda particolarmente rilevante per chi segue da tempo il sistema dell’accoglienza in Capitanata è quello di ANOLF Puglia, l’Associazione Nazionale Oltre le Frontiere. Negli atti della Regione Puglia riguardanti la gestione della foresteria di Borgo Mezzanone, c’è questa indicazione accanto alla locale Confraternita di Misericordia.

L’inchiesta de l’Attacco sui Servizi Sociali del Comune di San Severo sta catalizzando sempre più l’attenzione del mondo politico. Il tema era già emerso lo scorso 3 ottobre, in occasione del “Forum del centrodestra”, durante il quale si è discusso di come ricostruire il progetto politico della coalizione, partendo anche dagli errori commessi durante l’esperienza amministrativa guidata da Lidya Colangelo. Tra gli argomenti affrontati, proprio quello dei Servizi Sociali, che sembra destinato a ritagliarsi un ruolo centrale nella campagna elettorale in vista delle prossime elezioni amministrative. Gli interrogativi sollevati da l’Attacco rappresentano ormai un importante punto di partenza per il dibattito politico e un tema sul quale il centrodestra sta concentrando parte della propria iniziativa. Una questione che certamente diventerà anche uno strumento di propaganda, ma che, al di là delle dinamiche elettorali, necessita soprattutto di risposte chiare e concrete. Sabato prossimo, i Servizi Sociali saranno al centro del convegno promosso dal Centro Studi dell’Associazione politico-culturale “Comune Buonsenso”, in programma alle 17.30 nella sala conferenze dell’Hotel Palazzo Giancola, a San Severo. L’incontro, dal titolo “Il Piano Sociale di Zona Alto Tavoliere: tra gestione e nuovi bisogni delle persone”, si propone di approfondire le criticità e le prospettive di un settore che, pur potendo contare su risorse finanziarie significative – il Piano 2022-2024 prevedeva uno stanziamento di 26,8 milioni di euro – e su numerosi strumenti di intervento regionali e nazionali, continua a fare i conti con ritardi nella programmazione e blocchi nell’erogazione dei servizi. Al centro del dibattito, da un lato, la necessità di fare chiarezza, attraverso l’analisi degli atti amministrativi, sulla rete di incarichi, affidamenti e relazioni che nel corso degli anni si è sviluppata attorno ai Servizi Sociali; dall’altro, l’esigenza di individuare un nuovo modello di gestione delle risorse disponibili, capace di garantire una programmazione stabile e tempestiva e di rispondere in maniera efficace alle esigenze delle fasce più fragili della popolazione e ai nuovi bisogni sociali. A moderare il dibattito sarà Emilio Gaeta, dell’Associazione politico-culturale “Radici Comuni”. Tra gli interventi previsti figurano quelli del direttore de l’Attacco, Piero Paciello, di Damiano D’Ambrosio, esperto di servizi socio-sanitari, del Sindaco di Serracapriola, Michele Leombruno, di Diego Paesano, consigliere delegato alle Politiche sociali dello stesso Comune, e del Sindaco di Poggio Imperiale, Alessandro Leggieri.

Alcune testimonianze raccolte nell’ambito della nostra inchiesta sull’accoglienza in Capitanata meritano di essere messe accanto alla ricostruzione documentale già realizzata. Le fonti - che hanno chiesto di mantenere l’anonimato - portano il racconto indietro nel tempo, fino a una fase nella quale il nome di Pierfrancesco Mirarchi non era ancora associato ai CAS di Alcantara Service negli hotel di San Giovanni Rotondo o nella Casa della Carità di Manfredonia. Una persona che, però, era già inserita nell’accoglienza dei migranti a Torretta Antonacci. Si ritorna lì perché - secondo la documentazione già acquisita nell’inchiesta – dal Gran Ghetto di Torretta Antonacci la traiettoria di Mirarchi in Capitanata comincia a diventare concretamente leggibile. Nel 2022 la Regione Puglia affidò ad ANOLF Puglia - per sei mesi e per 50 mila euro - il servizio di custodia della foresteria di Torretta Antonacci, all’interno del progetto Su.Pr.Eme. L’attività comprendeva non soltanto custodia e vigilanza, ma anche orientamento socio-lavorativo, informazioni sui diritti, accompagnamento ai servizi e sostegno alle procedure connesse alla regolarizzazione e alla protezione. La ricostruzione che abbiamo pubblicato indicava Pierfrancesco Mirarchi come coordinatore operativo della foresteria. Secondo quanto riferito a l’Attacco, non sarebbe comparso per la prima volta con l’esperienza di Torretta Antonacci. Era già operativo nel precedente sistema di accoglienza, in particolare nell’ambito dei cittadini ucraini. Da lì sarebbe poi passato - o avrebbe iniziato a occuparsene contemporaneamente - alla foresteria dei lavoratori stagionali. Viene descritto come un coordinatore che si muoveva in maniera singolare, che svolgeva attività che non erano percepite come perfettamente sovrapponibili alla funzione formale che gli era stata attribuita. In pratica, mostrava comportamenti difficili da comprendere. Sono valutazioni che hanno interesse giornalistico perché arrivano da chi lavorava nello stesso contesto e racconta di aver progressivamente accumulato dubbi fino a parlarne direttamente con Mohammed Elmajdi, allora presidente di ANOLF Puglia. Non risultano interventi di alcun tipo. Mirarchi è il coordinatore operativo, Elmajdi è il vertice dell’associazione che gestiva la foresteria e, contemporaneamente, dirigente sindacale. Un’esperienza condivisa dentro il sistema migratorio della Capitanata che abbiamo già evidenziato su queste colonne.

Mariella Di Monte, assessora alle Politiche sociali del Comune di San Severo durante la prima Giunta guidata da Francesco Miglio, rimase in carica appena dieci mesi, da giugno 2014 ad aprile 2015. Durante il suo mandato avviò il progetto di pet therapy rivolto ai bambini con disturbi della relazione rientranti nello spettro autistico e quello degli Orti Sociali, entrambi però affossati in breve tempo. Nella sua dura lettera di dimissioni stigmatizzò un certo modo di amministrare, soffermandosi sulle difficoltà incontrate nel corso del suo mandato. Per comprendere le vicende di oggi, è necessario tornare ad alcuni passaggi di quel documento, le cui parole sembrano conservare ancora una sorprendente attualità. “Ho provato a scardinare, ed è stato il mio personale peccato originale, una consolidata e diffusa concezione dei servizi sociali usati a mo’ di bancomat, per generare e mantenere clientele. Ho provato a imporre, anche al resto dei Comuni dell’Ambito Alto Tavoliere, e in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa regionale, la gestione dei servizi in forma associata. Anche questo non è stato gradito. Anche questo, guarda caso, perché mirava a ottimizzare le risorse del Piano Sociale di Zona, con la conseguenza di limitare certi vecchi, ma politicamente funzionali, metodi di ripartizione dei fondi disponibili. In questioni cruciali per l’immagine e la stessa sopravvivenza dell’amministrazione è mancata la capacità di incidere, di dettare un indirizzo chiaro e univoco, di farsi interpreti di quel rinnovamento a cui l’elettorato ci aveva a gran voce chiamati. Forse sono mancate anche le mani libere. Mi rendo conto, obiettivamente, che un conto ero io, arrivata in amministrazione da “tecnico”, senza aver dovuto affrontare una campagna elettorale e senza aver avuto alcun tipo di precedente in amministrazione, un conto parte di voialtri. Eppure, proprio sulla scorta di quell’adesione plebiscitaria che la città aveva prestato al progetto “Bene Comune”, era lecito aspettarsi una maggiore indipendenza da certe vecchie logiche, riemerse invece in maniera prepotente fin dal primo consiglio comunale”. Affermazioni che, a distanza di undici anni, tornano a suonare attuali alla luce dell’inchiesta condotta da l’Attacco. Intervistata da l’Attacco, Mariella Di Monte è tornata a ripercorrere brevemente quei dieci mesi alla guida dell’assessorato alle Politiche sociali, raccontando le idee e i progetti che aveva in mente, ma anche le ragioni che la spinsero a lasciare l’incarico. “Ero stata prestata alla politica poiché cooptata come tecnico. Mi fu chiesto di assumere quella delega e lo feci veramente con grande entusiasmo, avendo tutta una serie di idee, più che dei servizi sociali come bancomat per la collettività, per la strutturazione di progetti volti a contenere e, se possibile, prevenire alcune forme di disagio. Ricordo che all’epoca c’era Michele Emiliano assessore alla Legalità e parlammo di un progetto di repressione non violenta della criminalità, che si articolava in lezioni mirate nelle scuole, con l’aiuto di persone che con la giustizia avevano avuto a che fare e che avevano deciso di cambiare vita. C’è un episodio che non dimenticherò mai. Io provenivo dalla cancelleria penale del tribunale, quindi i nomi di molte persone che avevano scelto la strada opposta rispetto alla mia li conoscevo bene. Venne a presentarsi da me una di queste persone e mi disse: “Assessora, io vorrei portare la mia esperienza nella scuola. Sono stato in galera a lungo, ho studiato in galera, ho capito di aver sbagliato, ho cambiato vita. Vorrei spiegare ai ragazzi com’è che da cose apparentemente banali ci si ritrova poi invischiati in problemi grossi”. Michele Emiliano, felicissimo, disse di sì. Avevo intenzione di strutturare addirittura un Ufficio per la repressione non violenta della criminalità. Avevo cominciato a farlo, ma avevo sottovalutato il fatto che la Realpolitik si dovesse occupare invece di altro. E altro, all’epoca, significava caldeggiare l’elezione a consigliere regionale di uno dei capogruppo dell’allora maggioranza. Allora tutto il mio entusiasmo è venuto meno quando ho capito che si faceva altro, ed è quello che poi è stato fatto per i nove anni successivi. Ho preferito quindi andare via”.

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet