Il peso economico e operativo delle imprese che si occupano della gestione dei tributi (esterni o in supporto agli enti pubblici) è rilevante, poiché gestiscono un mercato globale della compliance fiscale che supera i 20 miliardi di dollari e supportano la pubblica amministrazione nella riscossione di entrate locali cruciali (come IMU e TARI). La scelta di un ente pubblico (internalizzazione come a Lucera, sistema misto come a Foggia, esternalizzazione come ad Apricena) a livello politico crea talvolta accesi confronti, come hanno dimostrato negli scorsi anni le vicende locali. La tendenza attuale vede sempre più enti locali internalizzare, il più delle volte con affiancamento esterno di un’impresa del settore, sul modello del capoluogo. Il motivo è chiaro: si abbattono i costi perché non c’è il riconoscimento dell’aggio in favore del concessionario. Affidando il semplice supporto all’ente si fa un appalto di servizi, anziché una concessione. Ma la convenienza non riguarda solo il fatto di evitare di privarsi di risorse importanti, destinate al pagamento dell’aggio: c’è anche il rischio connesso alla gestione delle entrate da parte di terzi (e la storia insegna che i guai in tal senso non sono mancati, come avvenne a Foggia). Un tema assai delicato, che intreccia i destini delle amministrazioni pubbliche locali (ma anche assunzioni e consensi) con gli affari delle imprese del settore. Ma quali sono le imprese attive in Capitanata? Ce ne sono alcune su cui più volte l’Attacco ha acceso i riflettori.

Andreani
Andreani Tributi srl, solida realtà maceratese guidata da Nazareno Andreani e dalla sua famiglia, lavora con diversi Comuni di Capitanata a partire dal capoluogo. A Foggia da anni affianca l’ente municipale col proprio servizio di supporto, dopo la presa in carico dei 32 ex dipendenti di Adriatica Servizi (cancellata a febbraio 2025, come riportato nell’albo del Ministero delle finanze), in ottima sintonia col dirigente del Servizio finanziario Carlo Dicesare e con un netto aumento delle somme riscosse. A gennaio scorso 2025 fu prorogato dal Comune di Foggia per altri tre anni il contratto da 4.139.839,80 euro totali, Iva inclusa, per il servizio di supporto tecnico e amministrativo ed affiancamento agli uffici comunali finalizzato alla gestione delle entrate tributarie, extratributarie e patrimoniali dell’ente. Un appalto di primaria importanza, sia alla luce delle vicende passate che interessarono la gestione dei tributi col fortissimo scontro interno alla maggioranza del sindaco Franco Landella sia per la decisione della commissaria Marilisa Magno (sposando la linea della tecnostruttura) di internalizzare i tributi maggiori e minori, col solo supporto esterno di impresa specializzata nella materia. Andreani Tributi era peraltro l’impresa che aveva già supportato Palazzo di città negli anni precedenti, dopo l’interdittiva antimafia e la revoca alla Adriatica Servizi srl dei soci foggiani Gianni Trisciuoglio e Marco Insalata.

Il clamoroso furto di Ferragosto di alcune opere di Antonello da Messina, proprio nel museo della sua città di origine, se non altro ha riproposto un tema apparentemente secondario: ci sono capolavori italiani esposti in luoghi non frequentati da un pubblico numericamente elevato, anche perché collocati in posti nei quali bisogna andarci praticamente apposta per loro: si pensi ai Bronzi di Riace a Reggio Calabria, la Vittoria Alata a Brescia, il Cristo Velato a Napoli, il Satiro Danzante a Mazara del Vallo, la Resurrezione di Piero della Francesca a Sansepolcro, tanto per citarne qualcuno. E in provincia di Foggia, quali potrebbero essere i “pezzi” di maggiore attrattiva per degli ipotetici ladri intenzionati a portare via oggetti per i quali varrebbe addirittura il rischio di rubarli? La carrellata sarebbe tutt’altro che breve, visto che di musei in Capitanata ce ne sono parecchi, alcuni noti, altri quasi sconosciuti, magari perché non in grado di produrre veri flussi generati dal patrimonio custodito non di prim’ordine. Su un teorico podio, sicuramente ci salirebbero i Grifoni di Ascoli Satriano, visibili nel polo museale del borgo dei Monti dauni che dentro contiene anche una sezione dedicata all’arte sacra riferita alla diocesi e un’altra archeologica di grande valore non solo storico artistico, ma anche prettamente didattica per chi vuole capire meglio il ricco, anche materialmente, passato della Daunia.  A ogni modo, il complesso dei Grifoni rappresenta una straordinaria testimonianza del passato del territorio, magnifica scultura in marmo policromo del IV secolo avanti Cristo, raffigurante due grifi che azzannano una cerbiatta. La loro ammirazione giunge al termine di un percorso allestito nell’ex monastero agostiniano risalente al XIII secolo, circondati da anfore e materiale funebre di una ricca tomba dauna principesca. Alto 95 centimetri e lungo 148, il rarissimo manufatto comporterebbe però qualche problema logistico concreto, perché il suo peso di alcuni quintali renderebbe complessa l’asportazione e poco agevole il trasporto, a meno che non tornino a essere letteralmente spaccati a martellate, così come fecero i tombaroli che li scoprirono a metà degli anni 70, visto che l’opera tutta intera non entrava (sic) nel bagaglio dell’auto con cui erano arrivati a prenderla. Trafugati ed esportati illegalmente tramite un noto trafficante, finirono al Getty Museum negli Stati Uniti, prima di essere restituiti all'Italia una ventina di anni fa.

Nel mosaico di sigle e cooperative che compongono il sistema dell’accoglienza, il nome di Approdo Società Cooperativa Sociale Onlus emerge nel decreto di aggiudicazione della Prefettura di Foggia come mandante del raggruppamento temporaneo guidato da Alcantara Service per la gestione del CAS di Manfredonia. Una presenza che, a prima vista, potrebbe sembrare marginale, ma che merita attenzione per comprendere quale ruolo può avere in un appalto che prevede la gestione di centri collettivi fino a cento posti.

Tra gli allegati al contratto sottoscritto tra la Prefettura di Foggia e Alcantara Service, risulta particolarmente interessante la dichiarata organizzazione del personale che sarebbe entrato in servizio presso il CAS di Manfredonia. Si tratta di uno schema suddiviso in tre categorie: nominativo, mansione, monte ore settimanali. Scorrendo l’elenco composto da 20 nominativi, non sembra che qualcuno di questi sia di Manfredonia. Appare molto più probabile, invece, che fossero persone che avessero a che fare con le altre quattro strutture gestite da Alcantara, a San Giovanni Rotondo però.



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