Un sistema complesso nel quale si incontrano risorse pubbliche, affidamenti, associazioni, società private e istituzioni. L’accoglienza dei migranti è molto più di una rete di strutture destinate a ospitare persone in difficoltà. In Capitanata - dove l’emergenza abitativa dei braccianti si trascina da anni e i grandi progetti di riqualificazione convivono con insediamenti precari - la distanza tra gli obiettivi dichiarati e la realtà quotidiana degli ospiti resta una questione che non può essere elusa.

In dieci giorni l'Attacco ha pubblicato cinque puntate di un'inchiesta sulle imprese che fanno capo al sindaco di Apricena Antonio Potenza e a sua moglie, Grazia Rita Fasanella. Nessuno di quegli approfondimenti ha ricevuto una replica: il sindaco ha taciuto e continua a tacere, mentre la sua maggioranza ha preferito cambiare argomento. È il momento, allora, di rimettere in fila i fatti, dall'inizio alla fine, perché chiunque possa giudicare. Una premessa di metodo è doverosa: tutto ciò che segue è ricostruito su documenti pubblici e consultabili da chiunque, ovvero visure e bilanci depositati presso le Camere di commercio, atti notarili trascritti presso la Conservatoria di Lucera, verbali assembleari allegati ai bilanci, determinazioni e certificati del Comune di Apricena, note della Regione Puglia richiamate negli atti comunali. In nessun caso si è attinto a confidenze, voci o al “sentito dire”.

Quella che l’Attacco si appresta a raccontare è una storia dai contorni poco chiari, costellata di tanti interrogativi. Tutto ha inizio con un esposto, a cui fa seguito una verifica interna a Palazzo Celestini. Al centro della vicenda, i progetti di rigenerazione urbana e il responsabile dell’Area, Fabio Mucilli. Con Decreto del 19 ottobre 2022 del Capo del Dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Ministero dell’interno di concerto con il Capo del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze, venivano ammessi integralmente a contributo gli interventi proposti nell’istanza di candidatura, presentata in data 28 aprile 2022, nell’ambito dei “Contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, nonché al miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale”, per un costo complessivo di € 5.000.000, quattro progetti: “Mosaico di San Severo: Completamento dell’adeguamento alle norme di prevenzione incendi e restauro della sala concerti e delle sale polivalenti del Teatro Comunale” di importo pari a 350.000 euro; “Intervento di restauro e messa a norma ex teatro Real Borbone” di importo pari a 2.817.499 euro; “Mosaico di San Severo: Riqualificazione della rete di connessione tra i beni culturali della Città Antica – I lotto funzionale” di importo pari a 928.836 euro; “Mosaico di San Severo: Riqualificazione della rete di connessione tra i beni culturali della Città Antica – IV lotto funzionale” di importo pari a 903.665 euro. Al fine di ridurre i tempi procedurali, si valutò la possibilità di affidare le opere mediante appalti integrati, sulla base dei progetti di fattibilità tecnica ed economica. Si optò, inoltre, per procedure negoziate senza bando, basate quindi sull’invito diretto agli operatori economici. È opportuno ricordare che, per i lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a un milione di euro, la normativa prevede l’invito di almeno cinque operatori economici, mentre per gli appalti di importo pari o superiore a un milione di euro e fino alla soglia europea, il numero minimo sale a dieci. Le anomalie, intese non nell’accezione tecnica propria del linguaggio degli appalti pubblici, ma semplicemente come scostamenti rispetto alla prassi, sono due. La prima riguarda i ribassi offerti, in alcuni casi sensibilmente inferiori alla media regionale, attestata intorno al 14,3%, e a quella nazionale, più alta di cinque punti percentuali. La seconda è che, in tutte e quattro le gare, sia stata presentata una sola offerta.

Dove sono finite legalità e trasparenza se il Consorzio di bonifica del Gargano domenica scorsa è andato al voto, per il rinnovo degli organi, nonostante la Regione avesse negato il visto di legittimità per le opacità negli elenchi degli aventi diritto? La questione, che sta facendo discutere tanti dentro e fuori l’ente, sconcerta soprattutto le principali organizzazioni agricole. A porla pubblicamente è il 37enne olivicoltore di Vico del Gargano Guido Cusmai, presidente regionale dei giovani di CIA Puglia oltre che dell’OP olivicola APO Foggia. 
“Avevo già lanciato, attraverso i miei canali social, un appello chiaro: non andare a votare davanti a un percorso elettorale che, a giudizio delle associazioni di categoria agricole, non aveva dato sufficienti garanzie di trasparenza e legalità”, afferma Cusmai a l’Attacco. “Oggi, alla luce di ciò che leggo dalla stampa e dai provvedimenti degli organi regionali, quelle preoccupazioni meritano ancora più attenzione. Qui non siamo davanti a semplici polemiche politiche. La Regione ha negato il visto di legittimità sulla delibera relativa all’elenco degli aventi diritto al voto, disponendone il riesame e noi tutti sappiamo che esistono questioni istituzionali e burocratiche che devono essere chiarite fino in fondo. Eppure, il 4 ottobre, si è votato ugualmente. Si sono messe in piedi elezioni pagate con i soldi di noi consorziati. Vorrei avere la possibilità di leggere atti, documenti, risposte chiare e trasparenti. Parlo da agricoltore, da consorziato e da persona che vive ogni giorno il territorio”, continua Cusmai. “Il Consorzio di bonifica non è dei presidenti, non può essere dei direttori né dei tecnici o funzionari. Non accetto l'idea che siano altri a decidere il futuro del nostro territorio mentre a noi venga chiesto semplicemente di firmare la presentazione di una lista o un voto. Mi permetto delle riflessioni e punti di domanda su due nomi”, prosegue riferendosi alla notizia, data su queste colonne giorni fa, di coloro che hanno fatto parte della lista del presidente uscente Michele Palmieri e dei seggi elettorali.

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