Torna a far parlare il caso dell’imprenditore 74enne Ciro Pistillo e del lido Calè Beach di Calenella, inaugurato il 30 luglio 2024. L’investimento dell’imprenditore di origine sanseverese, che oltre un decennio fa acquistò un vasto terreno sulla piana di Calenella, area sottoposta a numerosi vincoli – paesaggistico, sismico, PAI (Piano di assetto idrogeologico), zona 2 del Parco nazionale del Gargano e SIC (Sito di interesse comunitario) –, è una storia già nota ai lettori de l’Attacco. Su queste colonne fu raccontato il progetto di un villaggio turistico che prevedeva la realizzazione di un percorso naturalistico-turistico, un’area per la sosta dei camper, tubature e bocchettoni per gli idranti, una strada interna alla proprietà e un lido denominato Calè. Tra il 2014 e il 2016 arrivarono le ordinanze comunali di demolizione nei confronti della Società Agricola Calenella, mentre i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari procedettero al sequestro del lido e dei prefabbricati ritenuti abusivi. Gli abusi edilizi divennero anche un tema politico, contribuendo alla rottura tra l’ex Sindaco Michele Sementino e il suo successore Raffaele Sciscio. Dopo aver guidato Palazzo di città per dieci anni, Sementino era stato vicesindaco di Sciscio, prima di interrompere il rapporto politico, lasciare l’incarico e passare all’opposizione. Da allora gli affondi non sono mancati: dal caso dell’immobile riconducibile a parenti della vicesindaca Porzia Pinto fino, appunto, alla vicenda Calè. A l’Attacco, il Sindaco Sciscio aveva replicato alle affermazioni fatte da Sementino sostenendo che “la società Calè è un’impresa agrituristica iscritta all’albo regionale”. Pistillo, aveva spiegato il primo cittadino, “ha presentato al Comune una SCIA a 120 giorni per posizionare un chiosco e quattro-cinque ombrelloni in paglia, sul terreno di sua proprietà, al servizio dell’azienda agrituristica”. Secondo Sciscio, “il dirigente dell’ufficio tecnico comunale ha rilasciato l’autorizzazione perché si tratta di un’azienda agrituristica e, sulla scorta della legge vigente, si è dato il permesso a 120 giorni che va in deroga a tutti i vincoli esistenti”. A complicare ulteriormente il quadro ci fu una nota del 16 settembre 2024 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Vieste – Delegazione di Peschici, trasmessa al Comune. Nel documento si riferiva che, a seguito di un’attività di polizia giudiziaria svolta il 4 settembre, congiuntamente ai Carabinieri Forestali del Parco di Peschici, sarebbe stata accertata un’attività balneare turistico-ricreativa nella proprietà privata connessa al demanio marittimo. Secondo quanto riportato nella nota, venivano noleggiate attrezzature balneari, tra cui ombrelloni e lettini, a fronte di un compenso, senza le previste discipline generali e in assenza di una licenza di esercizio per stabilimento balneare.