Sono stati finalmente pubblicati, a settimane di distanza dai seggi del 4 ottobre scorso, i risultati delle elezioni per il rinnovo degli organi del Consorzio di bonifica montana del Gargano. Un voto che vide l’appello la presenza di un’unica lista, quella del presidente uscente Michele Palmieri, mentre le tre principali organizzazioni agricole (Confagricoltura, CIA e Coldiretti) decisero di non presentare la propria lista unitaria per protesta dopo le tante anomalie segnalate negli elenchi degli aventi diritto al voto. Anche la Regione Puglia, ente vigilante, negò il proprio visto di legittimità e accusò la governance consorziale di “false dichiarazioni”. Un contenzioso approdato davanti al TAR.

“Per colpire il miglior sindaco della provincia nemmeno la chiesa vi lasciate. C’è scritto sul cartello di cantiere che è una donazione. Avete capito bene: la famiglia del sindaco sta regalando un campetto ai ragazzi della parrocchia Sacra Famiglia”. È questo uno dei messaggi comparsi su Fb mercoledì mattina, dopo la pubblicazione su queste colonne dell’ultima puntata dell’inchiesta sulla commistione tra l’attività amministrativa del Comune di Apricena e l’attività imprenditoriale del sindaco Antonio Potenza. Ecco il riassunto dei fatti, narrati da l’Attacco. L’11 giugno scorso la parrocchia Sacra Famiglia chiese al Comune di realizzare un campo polivalente su un’area di proprietà comunale in via Don Primo Mazzolari, sulla quale esercita un diritto di superficie dal 1981. Il 27 agosto la giunta accolse l’istanza con la delibera n. 241, presieduta e firmata dal sindaco Potenza, presente e votante. L’8 ottobre, nello stesso giorno, la parrocchia depositò il progetto, l’ufficio tecnico espresse parere favorevole e la giunta lo approvò con la delibera n. 290, nell’assenza del primo cittadino. Entrambe le delibere stabiliscono che tutti i costi, dalla progettazione alla manutenzione, sono a carico della parrocchia. La delibera n. 290 subordina i lavori a una scrittura privata con il Comune e a una polizza fideiussoria valida fino al collaudo. Il 9 ottobre fu depositata la segnalazione di inizio attività. Sul cartello di cantiere, come impresa esecutrice, compare Multiservice srl, controllata al 95% da Power Holding, la holding del sindaco e di sua moglie Grazia Rita Fasanella. Progettista, direttore dei lavori e responsabile della sicurezza è l’architetto Francesco Potenza, cugino del primo cittadino. La riga dell’importo dei lavori era vuota, come quelle delle date di inizio e di fine. Questo era il cartello fotografato e pubblicato da l’Attacco. Dopo la pubblicazione dell’articolo, sotto il nome dell’impresa è comparsa una riga nuova, scritta a mano con un tratto diverso: “Donazione volontaria ex art. 809 c.c.”. Sui social alcuni sostenitori del sindaco l’hanno subito rivendicata come un regalo della famiglia Potenza ai ragazzi della parrocchia, accusando chi aveva posto domande di attaccare persino la Chiesa. Nessun comunicato del Comune, dell’impresa o della parrocchia ha accompagnato quella scritta. Non se ne conosce la data, non si sa chi l’abbia apposta né su quale decisione si fondi. È l’unica traccia della “donazione” di cui si dispone al momento.

Ci sono voluti ben 20 giorni perché Antonio Potenza, eletto per quattro volte sindaco di Apricena e in carica quasi ininterrottamente dal 2012, dicesse qualcosa in merito all’inchiesta de l’Attacco, che con atti pubblici ne ha ricostruito la galassia di imprese e le operazioni fatte durante il mandato, nei mesi scorsi. Questo giornale ha raccontato fatti, comprovati da documenti, ponendo una serie di interrogativi precisi, cui Potenza non ha però risposto. Si è limitato a dire questo, su Fb: “Da due settimane un giornale di Foggia dedica le sue prime pagine alla mia famiglia. Non alla mia amministrazione, non ai miei atti di sindaco. Alla mia famiglia. Ho aspettato a rispondere. Volevo vedere dove sarebbe arrivata la cosiddetta inchiesta. È arrivata dove arrivano tutte le inchieste senza inchiesta: a un punto interrogativo. Il metodo lo conosciamo. Si prende un fatto pubblico, lo si stampa a caratteri cubitali e lo si chiama rivelazione. Si prendono documenti depositati in un registro, consultabili da chiunque, e li si chiama segreti. Si prendono operazioni fatte davanti a un notaio e le si chiama ombre. Poi si chiude ogni articolo con una domanda, perché la domanda non si querela e il sospetto non si smentisce. Si costruisce così, un giorno dopo l’altro, un’atmosfera. E l’atmosfera non ha bisogno di prove. Chiedo allora al giornale quello che il giornale non ha mai scritto in due settimane di titoli: qual è il fatto illecito? Dov’è il reato, l’appalto, l’euro pubblico, l’atto firmato dal sindaco a vantaggio dell’imprenditore? Non c’è. Lo dico nel modo più semplice possibile: non c’è. Se ci fosse, lo avrebbero scritto in prima pagina il primo giorno, con il titolo grande, e non avrebbero avuto bisogno di 10 giorni di domande. Resta quello che c’è davvero: un sindaco che fa l’imprenditore, come faceva prima di essere eletto e come farà quando non lo sarà più. Nella mia città, dove tutti sanno chi sono, cosa faccio e da quanto tempo. Nel settore privato, con il mio nome, non con quello di altri. Per qualcuno questo è già una colpa. Me ne faccio una ragione. Un’ultima cosa. Chi scrive sa benissimo dove si risponde quando si ha una notizia di reato: in Procura, non in redazione. Finché la scelta sarà il titolo e non la denuncia, so quale valore dare a quei titoli. E lo sanno anche i lettori. Per le righe, che non sono cronaca ma insinuazione, ho dato mandato ai miei legali. Lo dico una volta e basta. Il resto lo dico ai cittadini di Apricena, che mi conoscono da tanti anni e che mi hanno giudicato quattro volte. Sono loro, unitamente ai tanti cittadini che mi conoscono gli unici cui devo risposte, e sono gli unici che le avranno sempre”. Il post del sindaco, corredato da video, per la cronaca, si intitola “La forza della trasparenza e della legalità”. Vien da chiedersi perché le operazioni raccontate, le imprese controllate, la holding di famiglia non siano state raccontate con trasparenza al consiglio comunale e alla comunità tutta. Ci si domanda, ancora, se sia tutto normale, compresa l’ultima operazione: un campo parrocchiale autorizzato dal Comune su suolo dell’ente, con lavori affidati dalla parrocchia all’impresa del primo cittadino. Se è tutto normale, buono, giusto, opportuno e quant’altro Potenza ritenga che sia, verrebbe da dire agli altri sindaci di Capitanata di andare a scuola dal loro omologo di Apricena. C’è veramente tantissimo da imparare su come si fanno affari e politica allo stesso tempo.

C’è un primo elemento da evidenziare del convegno “Il Piano Sociale di Zona Alto Tavoliere: tra gestione e nuovi bisogni delle persone”, promosso dal Centro Studi dell’associazione politico-culturale “Comune Buonsenso” e tenutosi sabato scorso nella sala conferenze dell’Hotel Palazzo Giancola di San Severo: una sala gremita, un confronto animato e un’età media dei partecipanti che sfiorava i sessant’anni. Una fotografia che restituisce plasticamente l’appiattimento generazionale del dibattito pubblico e mette in luce una delle difficoltà più evidenti della Città dei Campanili: l’incapacità di favorire un effettivo ricambio della classe politica. Un tema che merita attenzione, soprattutto in una fase in cui il coinvolgimento delle nuove generazioni nella vita pubblica rappresenta una sfida tutt’altro che secondaria. A moderare l’incontro è stato Emilio Gaeta, esponente dell’associazione politico-culturale “Radici Comuni”. Sono intervenuti l’esperto di servizi socio-sanitari Damiano D’Ambrosio e il direttore de l’Attacco, Piero Paciello. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Gaeta che ha insistito sulla necessità di “informare l’opinione pubblica dell’Alto Tavoliere sulle opportunità (e anche opacità) del Piano Sociale di Zona”. Tra i presenti figuravano Fernando Caposiena e Aldo D’Alessandro, vicini a Forza Italia, gli ex assessori Amerigo Sponcichetti e Franco Walter D’Antuono, Luigi Nargiso, esponente dell’area meloniana in rotta di collisione con l’indirizzo politico impresso a livello locale da Leonardo Lallo, gli esponenti della Lega Marianna Orlando e Matteo Pazienza, Primiano Calvo, vicino a Futuro Nazionale, e Mario Miale, autosospesosi da Fratelli d’Italia e candidato alle elezioni comunali del 2024 nella coalizione a sostegno di Rosa Caposiena Sindaca. Presenti anche Matteo Viggiani, segretario regionale del Partito Liberaldemocratico, e l’ex parlamentare Fabio Di Capua. Da rimarcare, invece, l’assenza delle istituzioni, nonostante la presenza di alcuni amministratori fosse inizialmente prevista nel programma degli interventi. Nel panel figuravano anche Michele Leombruno, Sindaco di Serracapriola, Diego Paesano, consigliere delegato alle Politiche Sociali dello stesso Comune, e Alessandro Liggieri, Sindaco di Poggio Imperiale. Le manifestazioni di protesta del comparto agricolo e dell’autotrasporto, che hanno interessato l’intera provincia di Foggia, hanno tuttavia catalizzato l’attenzione, spostando il dibattito verso questioni di forte impatto immediato: il caro carburante e il prezzo, giudicato sproporzionatamente basso, dell’olio. Temi certamente rilevanti, che rischiano però di monopolizzare il confronto pubblico a discapito di questioni strutturali altrettanto urgenti. Tra queste, la necessità di costruire una strategia condivisa per la gestione del welfare territoriale, superando frammentazioni e difficoltà di coordinamento che finiscono per ripercuotersi soprattutto sulle fasce più fragili della popolazione.

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