Progetto SAI di Monteleone, incroci impazziti tra ex Sindaco e figlio coordinatore: il reportage de l’Attacco
La scorsa settimana l’Attacco ha raggiunto Monteleone di Puglia per verificare da vicino cosa sta accadendo nel progetto SAI, dopo le contestazioni sui pagamenti a beneficiari e operatori e gli ulteriori interrogativi emersi sulla gestione dell’accoglienza. A pochi passi dal Municipio, imboccata una piccola discesa, si trova una delle due strutture nelle quali risiedono gli ospiti del progetto. Davanti alla porta incontriamo un operatore della cooperativa Aladino, che lavora nel centro dallo scorso marzo. “Fino a giugno non abbiamo avuto grossi problemi”, racconta. “C’era qualche giorno di ritardo nel pagamento degli stipendi, però si trattava di pochi giorni. I problemi sono iniziati con l’estate. Siamo a ottobre e l’ultimo stipendio che abbiamo ricevuto è quello di giugno. Sono mesi che non veniamo pagati. Le rassicurazioni sono sempre le stesse, però continuiamo a lavorare senza ricevere lo stipendio”. Secondo l’operatore, le difficoltà riguarderebbero anche i beneficiari. “I beneficiari non ricevono il pocket money e il vestiario. Credo sinceramente che la cooperativa in questo momento sia in grande difficoltà e non credo che il cambio alla guida del Comune abbia influito più di tanto”. Alla Aladino, secondo quanto riferito, lavorano una decina di operatori. “Io e altri quattro uomini facciamo il turno di notte, mentre cinque o sei donne lavorano durante il giorno. Speriamo che la situazione rientri quanto prima, perché è dura andare avanti in questo modo”. Suoniamo il campanello. Ad accoglierci c’è un’operatrice della Global Care, insieme a un ospite della struttura. “Io sono un’operatrice della Global Care. Noi siamo pochi, forse quattro o cinque, e non abbiamo mai avuto grossi problemi con gli stipendi. Posso però confermare che tra gli operatori della Aladino ci sono delle difficoltà. Sono più numerosi di noi e so che non vengono pagati da diverso tempo”. Più prudente la risposta sui beneficiari. “In teoria dovrebbero percepire il pocket money, però non so se effettivamente viene corrisposto. Vorrei essere utile, ma non è una cosa di cui mi occupo direttamente”. L’ospite presente nella struttura non parla italiano e non riesce quindi a fornire la propria versione. Dalle conversazioni emerge anche un elemento che l’inchiesta sta approfondendo. Gli operatori indicano in Leonardo Campese il coordinatore del progetto. È il figlio di Giovanni Campese, l’ex sindaco che ha portato il progetto in paese e lo ha seguito per circa dieci anni. Un legame familiare che si inserisce in una storia amministrativa nella quale il SAI ha assunto un peso rilevante per il territorio. È uno degli elementi che l’Attacco sta ricostruendo per comprendere anche la rete di rapporti personali, economici e politici sviluppatasi attorno al progetto. Da Monteleone ci spostiamo quindi a Sant’Agata di Puglia, dove il Comune presenta lo Sportello Integra, iniziativa destinata ad accompagnare i percorsi di autonomia e integrazione anche oltre la fase dell’accoglienza. All’incontro dovrebbero partecipare il sindaco di Sant’Agata Pietro Bove, il sindaco di Monteleone Sebastiano Maraschiello e i rappresentanti delle cooperative Aladino e Global Care, Andrea Chiacchiari e Giuseppe Chiumento. In sala, però, troviamo soltanto Bove e il vicesindaco di Monteleone Angelo Santoro. “Il progetto SAI che vede Monteleone capofila conta complessivamente circa 125 beneficiari. A Monteleone ne abbiamo circa 25 nella struttura per ordinari e una trentina in quella per minori”, spiega Santoro. Sui pagamenti agli operatori aggiunge: “So che ci sono stati dei problemi, però credo che li stiano risolvendo. Non mi occupo direttamente di questo aspetto, però siamo sempre disponibili a collaborare per risolvere qualsiasi situazione di difficoltà. I beneficiari, invece, ricevono tutto regolarmente”, assicura. In Comune, intanto, il nuovo corso amministrativo si misura con il primo grande appalto legato all’accoglienza. Ed è subito scontro.
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