Da mesi, l’Attacco sta seguendo le tracce dell’accoglienza dei migranti in Capitanata partendo dai documenti e dalle gare. Lo abbiamo fatto perché - dietro la formula apparentemente neutra di “sistema dell’accoglienza” - si nasconde una realtà molto più articolata. Una rete ramificata di strutture gestite da società e cooperative, di associazioni e professionisti, di sindacati, enti pubblici e soggetti del terzo settore che, negli anni, si sono alternati e incrociati. Il punto di partenza dell’inchiesta è stato il sistema dei CAS della provincia di Foggia, ma presto la ricerca ha dimostrato che fermarsi ai singoli affidamenti avrebbe restituito soltanto una parte della storia. È così che - articolo dopo articolo - l’indagine ha cominciato a mettere insieme una geografia più vasta dell’accoglienza in Capitanata. Abbiamo seguito l’espansione di Alcantara Service, cercando di capire come una società nata nel 2017 sia arrivata - nel giro di pochi anni - a diventare una presenza significativa nei procedimenti della Prefettura di Foggia e, successivamente, anche in quelli della BAT. Le (poche) procedure ordinarie e quelle (più numerose) d’urgenza per le strutture di San Giovanni Rotondo, e il passaggio dall’Hotel Cicolella di San Severo alla Casa della Carità di Manfredonia: un sistema che, in più occasioni, ha dovuto fare ricorso a procedure straordinarie per garantire continuità all’accoglienza. Il valore economico dell’accoglienza cresce quando si sommano più strutture, più anni e più procedure. Meglio ancora quando succede che - nello stesso giorno - tre differenti atti di due Prefetture abbiano portato a impegni economici milionari nei confronti di Alcantara Service. Gli elenchi del personale hanno aperto un secondo livello dell’indagine. In quelle pagine, sono comparsi nomi che diventano ricorrenti. Operatori, amministrativi, responsabili e professionisti sembrano spostarsi da una struttura all’altra. Sono presenti con una società e con l’altra, passano indifferentemente da un servizio per adulti a uno dedicato ai minori stranieri non accompagnati. Il sistema che sulla carta è composto da soggetti distinti mostra così una realtà molto più dinamica, nella quale le persone possono costituire il filo di continuità che gli organigrammi societari non rendono immediatamente visibile. È stato questo il motivo per cui l’Attacco ha acceso un faro anche sulla presenza di AGH Resort nell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e, soprattutto, sulla documentazione relativa al personale impiegato nelle sue strutture. In uno di quegli elenchi - relativo all’Hotel D’Addetta di San Giovanni Rotondo – c’è un nome già incontrato nella precedente ricerca su Alcantara Service: Pierfrancesco Mirarchi. La sua, non era l’unica coincidenza. Accanto compaiono Ana Ironelys Alcantara Corporan, Clementina Sbano, Donato Stradiotti e Pasquale Leobilla: nomi provenienti da vicende e società differenti.

Non sono ancora stati resi noti né l’esito delle elezioni, svoltesi domenica scorsa, per il rinnovo degli organi del Consorzio di bonifica montana del Gargano né l’affluenza registrata ai seggi. Elezioni che si sono svolte con la partecipazione di un’unica lista, quella del presidente uscente Michele Palmieri, mentre le tre principali organizzazioni agricole – Confagricoltura, CIA e Coldiretti – hanno invitato gli associati a non recarsi ai seggi, dopo aver contestato le molteplici anomalie negli elenchi degli aventi diritto al voto e aver rinunciato, per protesta, a depositare la propria lista unitaria. Ma le elezioni del 4 ottobre si sono anche tenute a poche ore dallo svolgimento di una seduta di consiglio di amministrazione, convocata d’urgenza alle ore 20.00 di sabato 3 ottobre, in modalità telematica. Una conseguenza dell’ultimo atto da parte della Regione, quello con cui lo scorso 1° ottobre ha comunicato il diniego del visto di legittimità. Com’è noto, Bari era intervenuta – a seguito della nota congiunta delle tre organizzazioni agricole – chiedendo chiarimenti al Consorzio sugli aventi diritto al voto. La risposta era arrivata fuori tempo e comunque confermando semplicemente la bontà dell’operato dell’ente, senza spiegazioni di sorta. Da qui il diniego della Regione, che però non ha fermato le elezioni, nello sconcerto di tanti, all’interno e all’esterno del Consorzio. Il cda si è dovuto riunione, in tutta fretta, per concludere il procedimento di riesame della propria deliberazione n. 756/26, del 6 agosto scorso, resosi necessario a fronte del diniego del visto di legittimità comunicato dalla Regione Puglia, confermando la delibera medesima e quanto con essa deciso. Si sono collegati alla riunione Palmieri, il suo vice Rocco Massimiliano Coccia, Angelo Pio D’Addetta (rappresentante legale della Il Sole società agricola, srl del direttore del Consorzio Michele Tabacco), Aniello Della Malva, la ultranovantenne Libera Guerra, Nicola Mitrione e Berardino Totaro (fratello del direttore dell’ente Parco nazionale del Gargano, Vincenzo Totaro); assenti invece l’ex sindaco di San Giovanni Rotondo Michele Crisetti e il delegato della Provincia, Giosuè Del Vecchio. In attesa che dall’ente venga data notizia rispetto alle elezioni, emergono interessanti dettagli.

La Consulta delle Associazioni nasce nel 2015 su iniziativa di Arcangela De Vivo, all’epoca consigliera comunale e presidente della IV Commissione consiliare, competente per i Servizi socio-sanitari. Nel regolamento del Comune di San Severo, allegato alla deliberazione di Consiglio Comunale n. 51 del 28 giugno 2022, con Simona Venditti assessora alle Politiche Sociali, viene definito il ruolo della Consulta delle Associazioni, chiamata a svolgere una funzione consultiva e propositiva nei confronti dell’Amministrazione comunale, oltre che di coordinamento e programmazione delle attività delle associazioni che ne fanno parte. L’obiettivo è favorire la partecipazione alla vita della comunità e promuovere modalità di lavoro e progettazione capaci di superare la frammentazione delle competenze e le logiche settoriali. La Consulta favorisce inoltre la conoscenza reciproca delle risorse presenti sul territorio, lavora alla costituzione e all’ampliamento di reti per la lettura della realtà e dei suoi bisogni e promuove la partecipazione attiva alla vita sociale attraverso la condivisione di idee e progetti finalizzati al miglioramento della qualità della vita. Tra i suoi compiti rientra anche la presentazione di proposte all’Amministrazione comunale nei settori dell’ambiente, territorio e protezione; cultura, formazione e promozione del territorio; sociale ed educativa; socio-sanitaria ed assistenziale; sport, tempo libero e ricreativo. Gli organi della Consulta sono il presidente, il vicepresidente e il segretario, l’Assemblea e il Consiglio direttivo. Il presidente, eletto dall’Assemblea, rappresenta la Consulta nelle sedi istituzionali, convoca e presiede le riunioni dell’Assemblea e del Consiglio direttivo ed esercita il potere decisionale e gestionale nel rispetto delle competenze degli altri organi. La carica è incompatibile con quella di consigliere o amministratore regionale, provinciale o comunale, nonché con quella di parlamentare.

Si è espressa la Consulta delle Associazioni. Ci ha messo un pò, ma alla fine è arrivata la replica. Nella serata di lunedì scorso, la Consulta ha pubblicato un comunicato sulla vicenda relativa alle Officine di Quartiere di San Severo. Una comunicazione che, tuttavia, non porta alcuna prova documentale a sostegno di una ricostruzione alternativa a quella proposta da l’Attacco, liquidata invece come un insieme di semplici insinuazioni. È pertanto necessario analizzare, punto per punto, il contenuto del comunicato, verificandone affermazioni, ricostruzioni e riferimenti documentali, per comprendere quanto vi sia di concreto e quanto, invece, resti affidato alle sole dichiarazioni delle parti. 1. “Le Officine di Quartiere non sono spazi occupati né luoghi concessi attraverso canali informali o privilegiati. Sono il risultato di programmi di rigenerazione urbana finalizzati al recupero di immobili abbandonati o degradati e alla loro restituzione alla fruizione collettiva. Il contributo della Consulta e delle associazioni del territorio è stato determinante sin dalle prime fasi della progettazione, attraverso la partecipazione a tavoli pubblici e il confronto con tecnici e professionisti incaricati. Il volontariato locale ha messo a disposizione competenze, esperienze e conoscenza dei bisogni del territorio, contribuendo a costruire una visione degli spazi non limitata al recupero edilizio, ma orientata alla loro effettiva fruizione sociale”. Innanzitutto, chiariamo un punto. Le Officine di Quartiere inserite nel programma di riqualificazione urbana sono tre: la “Nino Casiglio”, a Palazzo Celestini; la “Luigi Minischetti”, nei pressi della Curia Vescovile; e la “Grazia Pepe”, in via Alessandrini. Quando il dirigente dell’Area V, Fabio Mucilli, ha redatto il progetto di rigenerazione urbana, lo ha fatto attraverso lo strumento della co-progettazione, coinvolgendo anche i potenziali fruitori degli spazi. È stato dunque attraverso il confronto e i suggerimenti di questi ultimi che è stato definito il progetto di rigenerazione. Sotto questo profilo, quindi, quanto affermato dalla Consulta è corretto. Il problema, però, si pone in un momento successivo. Quando la pubblica amministrazione deve affidare l’utilizzo di spazi di sua proprietà, deve infatti seguire una procedura trasparente: predisporre un avviso nel quale siano indicati i requisiti richiesti ai soggetti interessati, fissare un termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse, esaminare le domande pervenute sulla base di criteri preventivamente stabiliti e, infine, individuare i soggetti assegnatari. È l’articolo 55 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, il “Codice del Terzo settore”, a disciplinare questi strumenti. Il Comune può anche decidere di concedere un proprio immobile in comodato d’uso gratuito o a canone agevolato. Ma nulla di quanto descritto, nel caso delle Officine di Quartiere, risulta essere mai avvenuto. Lo stesso ex consigliere, Ciro Carmine Pistillo, ha raccontato un episodio che si inserisce pienamente in questa ricostruzione. Aveva manifestato la volontà di svolgere attività di doposcuola negli spazi dell’Officina di Quartiere di Palazzo Celestini, ma gli fu risposto che quei locali erano già occupati da un’altra associazione, che svolgeva la medesima attività a pagamento. 2. “Il rapporto tra Comune e Terzo Settore è stato formalizzato attraverso specifici protocolli d’intesa nella fase di candidatura dei progetti e, successivamente, mediante convenzioni sottoscritte a conclusione dei lavori e alla consegna degli immobili. La Consulta ha svolto e continua a svolgere una funzione di raccordo e informazione, favorendo il dialogo tra il tessuto associativo, la struttura tecnica comunale e gli organi di indirizzo dell’Ente. Le associazioni coinvolte operano nell’ambito delle rispettive forme giuridiche e degli obblighi normativi applicabili, con responsabilità in materia di trasparenza, rendicontazione, gestione delle attività e perseguimento delle finalità statutarie”. Nell’immediatezza e in via sperimentale, una volta conclusi i lavori di risanamento dei locali e in attesa della regolamentazione della disciplina concreta relativa al loro utilizzo, si decise di affidarne temporaneamente la gestione, per sei mesi, ad alcune delle associazioni componenti della Consulta, attraverso una procedura i cui criteri non sono mai stati chiariti. Quale fu, dunque, il criterio adottato per affidare quei locali proprio a quelle associazioni? È una delle domande che ci poniamo. Fatto sta che, nel febbraio del 2025, la forma giuridica individuata fu quella del comodato d’uso gratuito temporaneo, della durata di sei mesi. Scaduto il primo semestre, però, l’utilizzo dei suddetti spazi non venne disciplinato in via definitiva e si procedette a una proroga di altri sei mesi in favore delle medesime associazioni, scaduta nel febbraio 2026. Da quel momento, non risulta intervenuta alcuna ulteriore proroga né, tantomeno, è stata adottata una regolamentazione definitiva per l’utilizzo delle Officine di Quartiere.

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