Le parole possono ferire molto prima che compaia un livido, assegnando ruoli, stabilendo gerarchie, alimentando stereotipi o rendendo normale ciò che normale non dovrebbe essere. Però hanno anche il potere di fare il contrario: nominare ciò che rimane invisibile, aprire uno spazio di consapevolezza e mettere in discussione modelli tramandati quasi senza accorgersene. Dalla responsabilità del linguaggio si è partiti nella tappa viestana de “Le Giuste Parole Festival”, giunto alla terza edizione e dedicato quest’anno al tema “Le parole hanno un peso”.
Dopo l’apertura a Foggia, il Festival dell’informazione sulla violenza di genere ha raggiunto ieri Vieste, nell’Auditorium dell’Istituto comprensivo “Rodari-Alighieri-Spalatro” di via Verdi, dove la mattinata è stata rivolta soprattutto agli studenti delle classi quinte dell’Istituto Fazzini-Giuliani, provenienti dagli indirizzi liceo scientifico, liceo linguistico e Amministrazione, Finanza e Marketing. Un pubblico scelto tutt’altro che casualmente: se stereotipi, discriminazioni e rapporti di potere trovano anche nel linguaggio uno dei luoghi in cui sedimentano, è proprio nell’età in cui si costruisce il proprio sguardo sulle relazioni e sulla società che imparare a riconoscerli diventa imprescindibile.
Promosso dalla cooperativa sociale Il Filo di Arianna e dal Learning Sciences institute dell’Università di Foggia nell’ambito del progetto Zona Franca - Luoghi sicuri e percorsi di non violenza, sostenuto da Fondazione Con il Sud, il Festival ha portato sul Gargano tre prospettive differenti, affidate alla giornalista d’inchiesta Marilù Mastrogiovanni, alla content creator e attivista Marianna Kalonda Okassaka e al ricercatore Dany Carnassale. Giornalismo, rappresentazione dei corpi, identità, stigma, sessualità e sguardo antropologico sono stati resi declinazioni di uno stesso discorso: capire quanto di ciò che diciamo, guardiamo e raccontiamo sia davvero neutro e quanto, invece, continui a trasportare modelli culturali che spesso precedono persino la nostra consapevolezza.
A introdurre la giornata, moderata dalla giornalista Mariangela Mariani, sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, seguiti dagli interventi di Giusi Antonia Toto, professoressa ordinaria di Didattica e Pedagogia Speciale dell’Università di Foggia, della docente Eleonora Mafrolla, docente di lettere e vicepreside dell’I.C. “Rodari-Alighieri-Spalatro” di Vieste, e di Barbara Patetta, presidente della cooperativa sociale Il Filo di Arianna. Un passaggio introduttivo che ha consegnato agli studenti il filo della mattinata: le parole contribuiscono a produrre comportamenti, aspettative e immagini degli altri.