Caporalato, La Salandra: “In Capitanata non si confonda chi sfrutta con chi fa agricoltura sana”



Caporalato, La Salandra: “In Capitanata non si confonda chi sfrutta con chi fa agricoltura sana”

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"Contrastare il caporalato senza criminalizzare l'agricoltura". È il punto fermo da cui parte l'intervento dell'on. Giandonato La Salandra, deputato di Fratelli d'Italia e componente della Commissione Agricoltura e della Commissione Antimafia, che torna sul bilancio della legge 199 a dieci anni dalla sua introduzione. Una riflessione che riguarda da vicino anche la Capitanata, territorio in cui il comparto agricolo rappresenta un pilastro economico e occupazionale e dove la lotta allo sfruttamento del lavoro deve procedere insieme alla tutela delle imprese sane. "La legge ha introdotto strumenti importanti, dalla confisca al controllo giudiziario, e ha rafforzato la capacità dello Stato di colpire chi sfrutta i lavoratori. Nessuno mette in discussione questi risultati. Ma la repressione non può essere l'unica risposta, né può alimentare l'idea che ogni azienda agricola sia un potenziale sfruttatore", spiega.
A richiamare la necessità di distinguere i fenomeni sono anche i dati ISTAT: nel 2024 il lavoro irregolare in agricoltura ha riguardato il 18,4% delle unità di lavoro. Un dato significativo, che non può essere sottovalutato, ma che restituisce anche una realtà nella quale oltre l'81% del lavoro risulta regolare. Per l'on. La Salandra, il rischio è che un impianto normativo nato per contrastare un fenomeno criminale finisca per gravare anche sulle migliaia di imprese che operano correttamente, spesso di piccole dimensioni e con margini economici ridotti. "Chi rispetta i contratti, assume regolarmente e investe nella sicurezza deve essere considerato un alleato dello Stato, non un soggetto da guardare con sospetto. Non possiamo chiedere alle aziende di essere il presidio di funzioni che spettano alle istituzioni, come il collocamento, i trasporti e i servizi per i lavoratori". La proposta è intervenire sulla proporzionalità degli adempimenti, distinguendo lo sfruttamento grave dalle irregolarità formali e sanabili, semplificando le procedure e rafforzando gli incentivi per le aziende virtuose, anche attraverso premialità nei bandi pubblici e un maggiore sostegno alla Rete del lavoro agricolo di qualità. "La legalità si afferma colpendo senza esitazioni chi sfrutta, ma anche mettendo le imprese oneste nelle condizioni di lavorare. Difendere l'agricoltura regolare significa rafforzare la lotta al caporalato, non indebolirla", conclude l'on. La Salandra.  

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testatina dillo al direttore WEB

 

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