Dopo Monte Sant’Angelo sarà il turno di Mattinata. La Spring School “Etnopedagogia in Azione”, promossa dal Learning Sciences Institute dell’Università di Foggia con la direzione scientifica del Dipartimento di Studi Umanistici (Distum) e in programma dal 17 al 20 marzo 2027, sarà seguita ad aprile dal Festival del Videogioco, la tappa successiva di un ciclo di otto appuntamenti che in due anni toccherà le aree interne della Capitanata e anche tre città europee. Lo ha anticipato a l’Attacco la coordinatrice, Giusi Antonia Toto, professoressa di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Distum, alla vigilia della presentazione ufficiale, in programma giovedì 5 novembre, alle 11:00, nella Sala Campione del Consiglio regionale della Puglia, a Bari. I comunicati diffusi finora hanno raccontato la scuola come un percorso su educazione, devianza e inclusione. Toto però sposta il fulcro: “Questa Spring School non si occupa di devianza. Si occupa di come rifondare le aree interne, le comunità di periferia, per rendere i territori protagonisti della formazione e della valorizzazione delle proprie risorse, anche umane, non soltanto turistiche o economiche”.
La devianza entra in gioco per un’altra ragione, legata alla disciplina stessa. “L’etnopedagogia è relativamente nuova in Italia”, ha spiegato la docente. “Il termine era già stato usato, ma negli ultimi anni le stiamo dando una forma più sistematica: stiamo scrivendo manuali, facciamo master e Spring School”. L’oggetto di studio è il modo in cui le comunità educano chi ne fa parte: “Le comunità non educano solo alle regole o ai saperi. Educano anche alla devianza, all’appartenenza a clan e a sistemi giovanili. A volte ci sono sistemi che hanno più efficacia educativa fuori dalla scuola che dentro”. Rispetto alla psicologia dello sviluppo e alla sociologia, l’etnopedagogia rivendica un passo in più: “Le discipline umanistiche vengono spesso accusate di non avere ricadute applicative. L’etnopedagogia nasce dal contesto, con la vocazione di trovare soluzioni a problemi concreti”.
La scelta di Monte Sant’Angelo è stata in buona parte pratica. “È stato il Comune che per primo ci ha dato la disponibilità ad accogliere dottorandi che vengono da tutta Italia, e ha strutture ricettive che ci permettono di lavorare”, ha detto Toto. Le quattro giornate, 39 ore in tutto, saranno dedicate soprattutto al metodo: “Se sono un dottorando, un docente o un ricercatore e devo fare questo nel mio territorio, quali strumenti ho a disposizione e come li uso?”. Sono previsti laboratori nei musei etnografici, per capire come renderli fruibili dalle scuole e dagli abitanti e trasformarli in luoghi turistici, e progetti costruiti sul patrimonio del territorio: “Utilizzeremo tutto ciò che c’è di artistico, architettonico e paesaggistico, dalla Foresta Umbra al castello di Monte Sant’Angelo, per creare narrazioni che coinvolgano le persone del luogo. Il paese diventa oggetto e soggetto”. L’Attacco ha cercato più volte per telefono e con un messaggio il sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo d’Arienzo, che fino alla chiusura di questo articolo non ha risposto.
I posti sono ottanta, le candidature si chiudono il 15 dicembre, il bando è sul sito dell’Università e l’unico costo per i partecipanti sono 50 euro di oneri di segreteria. È necessario aver conseguito una laurea, almeno triennale e in qualsiasi disciplina. A insegnare saranno, per l’Ateneo foggiano, tra gli altri la stessa Toto, Guendalina Peconio e Martina Rossi, affiancate da docenti dell’Università di Bologna, della Cattolica di Milano, della Pegaso e di altre università. La scuola riconosce 3 crediti formativi universitari e rilascia un attestato di partecipazione. Per ulteriori informazioni si può scrivere a
Perché presentare tutto in Consiglio regionale? “Negli ultimi sei mesi la Regione si sta interessando alle aree interne”, ha ricordato la coordinatrice, citando gli incontri del 25 e 26 settembre in cui gli operatori del territorio erano stati chiamati a portare buone pratiche e a fare rete. “In quei giorni il dibattito si era concentrato più sulle infrastrutture che sui contenuti. Noi facciamo università: ci occupiamo di ricerca e di azioni sulle persone. Volevamo proporre non eventi spot, il festival che attira gente per un giorno e poi l’azione muore, ma azioni che producano effetti nel tempo. Gli effetti si vedono dopo, non durante le attività”. Da qui nasce anche l’invito all’assessora regionale all’Urbanistica e alla Casa Marina Leuzzi: “Le aree interne non le ha solo la Capitanata, ce l’hanno anche il Salento e la parte più interna del Barese. Le azioni non possono essere uguali per tutti i territori, e noi portiamo le istanze della Capitanata all’assessora che ha questa delega”.
Oltre alla Spring School e al Festival del Videogioco di Mattinata, il ciclo prevede un festival sulle emozioni morali a Castelluccio dei Sauri, una Summer School su etnopedagogia ed ecologia a Chieuti, tre tappe del convegno internazionale ICS exchange a Tirana, Strasburgo e Lisbona e un festival conclusivo sul serious game a Casalvecchio di Puglia. Il calendario al momento è questo: presentazione il 5 novembre, iscrizioni aperte fino al 15 dicembre, Spring School a Monte Sant’Angelo dal 17 al 20 marzo, poi Mattinata ad aprile.
di Luca De Marco.
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