L’autopsia eseguita sul corpo di Antonio Stefano Bruno può risultare come una chiave per ricostruire l’intera dinamica dell’agguato consumato nel cortile dell’officina di famiglia, alle porte di Foggia. La ricostruzione sembrava oscillare tra ipotesi e frammenti di testimonianze, ma l’esame medico-legale ha introdotto un elemento nuovo che costringe gli investigatori a riconsiderare ogni passaggio di quella mattina di sangue.

"Questa mattina abbiamo eseguito le operazioni di recupero e rimozione di oltre venti carcasse di autovetture abbandonate all’interno di un terreno in agro di San Severo, trasformato nel tempo in una vera e propria discarica abusiva. Grazie al meticoloso lavoro della Polizia Locale di San Severo e, in particolare, del Nucleo Ambientale, supportato anche dall’utilizzo dei droni, siamo riusciti ad individuare l’area interessata e ad avviare tutte le procedure necessarie per la rimozione in sicurezza delle carcasse e la bonifica del sito". - lo rende noto Rosario Di Scioscio, Assessore all'Ambiente, Sicurezza e Polizia Locale di San Severo.

La Puglia ripiomba nella paura. Le ultime settimane hanno riportato sotto i riflettori una nuova escalation criminale tra Bari, il nord Barese e Foggia, con omicidi, agguati e sparatorie consumate ormai anche nei luoghi della movida, davanti a decine di persone. Non più soltanto regolamenti di conti nelle periferie o nelle campagne, ma violenza ostentata in strada, nelle discoteche, nei pub, nei luoghi frequentati quotidianamente da ragazzi e famiglie. L’ultimo blitz della Direzione distrettuale antimafia di Bari ha portato a 11 arresti e 3 fermi nell’ambito delle indagini sulla guerra tra clan Capriati e Strisciuglio, dopo gli omicidi di Lello Capriati e di Filippo Scavo, esponente vicino agli Strisciuglio, ucciso a colpi di pistola nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie, tra la folla e nel pieno della serata inaugurale del locale. Tra gli indagati figura anche Dylan Capriati, nipote del boss assassinato nel 2024 a Torre a Mare. Secondo gli investigatori l’omicidio di Scavo sarebbe maturato proprio come vendetta mafiosa.  Una spirale che richiama quanto già accaduto a Molfetta con l’omicidio della 19enne Antonella Lopez, uccisa per errore durante una sparatoria nella discoteca Bahia: il vero obiettivo era Eugenio Palermiti junior, nipote dello storico boss di Japigia. Anche in quel caso, pistole in mezzo ai ragazzi e colpi sparati in un luogo affollato. Per il sociologo Leonardo Palmisano il punto centrale è proprio questo: “Siamo dentro la generazione degli junior”. Una terza generazione mafiosa che non deve più conquistare il potere come fecero padri e nonni negli anni Ottanta e Novanta, ma che vive nella necessità di consolidare il blasone familiare e difendere il cognome. “I vecchi boss combattevano guerre di conquista per controllare le piazze di spaccio. Oggi i giovani crescono dentro vecchie ruggini familiari e dentro un desiderio ciclico di vendetta”, spiega Palmisano. “I nipoti celebrano i torti storici delle famiglie di appartenenza. Non c’è più il freno delle vecchie guardie e il conflitto resta in uno stato permanente, quasi pre-bellico”. Nomi storici della criminalità pugliese tornano così a riaffacciarsi nelle cronache: i Capriati, i Parisi-Palermiti, gli Strisciuglio, i Mercante-Diomede nel Barese; la Società foggiana con i clan Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla nel Foggiano. Organizzazioni che continuano ad avere nella droga il principale motore economico. Secondo Palmisano, infatti, il vero cambiamento è nell’esplosione del consumo di sostanze stupefacenti tra i giovanissimi. “Non è aumentata necessariamente la dipendenza, ma si sono moltiplicati i consumatori. La droga è diventata consumo situazionale, diffuso, quotidiano. Questo produce enormi quantità di liquidità per i clan e alimenta la fame di controllo delle piazze”.

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