La Puglia ripiomba nella paura. Le ultime settimane hanno riportato sotto i riflettori una nuova escalation criminale tra Bari, il nord Barese e Foggia, con omicidi, agguati e sparatorie consumate ormai anche nei luoghi della movida, davanti a decine di persone. Non più soltanto regolamenti di conti nelle periferie o nelle campagne, ma violenza ostentata in strada, nelle discoteche, nei pub, nei luoghi frequentati quotidianamente da ragazzi e famiglie. L’ultimo blitz della Direzione distrettuale antimafia di Bari ha portato a 11 arresti e 3 fermi nell’ambito delle indagini sulla guerra tra clan Capriati e Strisciuglio, dopo gli omicidi di Lello Capriati e di Filippo Scavo, esponente vicino agli Strisciuglio, ucciso a colpi di pistola nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie, tra la folla e nel pieno della serata inaugurale del locale. Tra gli indagati figura anche Dylan Capriati, nipote del boss assassinato nel 2024 a Torre a Mare. Secondo gli investigatori l’omicidio di Scavo sarebbe maturato proprio come vendetta mafiosa. Una spirale che richiama quanto già accaduto a Molfetta con l’omicidio della 19enne Antonella Lopez, uccisa per errore durante una sparatoria nella discoteca Bahia: il vero obiettivo era Eugenio Palermiti junior, nipote dello storico boss di Japigia. Anche in quel caso, pistole in mezzo ai ragazzi e colpi sparati in un luogo affollato. Per il sociologo Leonardo Palmisano il punto centrale è proprio questo: “Siamo dentro la generazione degli junior”. Una terza generazione mafiosa che non deve più conquistare il potere come fecero padri e nonni negli anni Ottanta e Novanta, ma che vive nella necessità di consolidare il blasone familiare e difendere il cognome. “I vecchi boss combattevano guerre di conquista per controllare le piazze di spaccio. Oggi i giovani crescono dentro vecchie ruggini familiari e dentro un desiderio ciclico di vendetta”, spiega Palmisano. “I nipoti celebrano i torti storici delle famiglie di appartenenza. Non c’è più il freno delle vecchie guardie e il conflitto resta in uno stato permanente, quasi pre-bellico”. Nomi storici della criminalità pugliese tornano così a riaffacciarsi nelle cronache: i Capriati, i Parisi-Palermiti, gli Strisciuglio, i Mercante-Diomede nel Barese; la Società foggiana con i clan Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla nel Foggiano. Organizzazioni che continuano ad avere nella droga il principale motore economico. Secondo Palmisano, infatti, il vero cambiamento è nell’esplosione del consumo di sostanze stupefacenti tra i giovanissimi. “Non è aumentata necessariamente la dipendenza, ma si sono moltiplicati i consumatori. La droga è diventata consumo situazionale, diffuso, quotidiano. Questo produce enormi quantità di liquidità per i clan e alimenta la fame di controllo delle piazze”.