L'Amministrazione Comunale di Foggia informa la cittadinanza che sono ufficialmente aperte le iscrizioni al Centro Polivalente per Anziani N. Palmisano, uno spazio dedicato alla socializzazione e al benessere della persona. Possono presentare domanda di iscrizione i cittadini residenti che siano in possesso dei seguenti requisiti: aver compiuto il 65° anno di età; essere idonei alla vita di comunità; essere autosufficienti.

Stay hungry, stay foolish. Quando Steve Jobs pronunciò una delle frasi più iconiche della contemporaneità, Paolo Di Lella aveva solo sette anni. Qualche tempo dopo, il giovane carpinese avrebbe preso alla lettera quell’esortazione ad essere affamati, ad essere folli mettendola in pratica nella sua professione di designer. C’è avvenirismo nella sua ultima opera realizzata. Si tratta di una scatola dell’altezza di circa due metri con uno sfondo bianco e chiusa da pareti trasparenti. All’interno della quale, grazie ad un effetto anamorfico che crea profondità, viene riprodotto con l’ausilio di un computer un oggetto o un character umano in 3D. Ma il suo percorso è costellato da tante altre creazioni, che hanno tutte un punto di partenza: la sua città natale, Carpino. “Vengo dal liceo scientifico, tutt’altro rispetto a quello di cui mi occupo oggi”, racconta Di Lella a l’Attacco. “Ma il mondo del design mi ha sempre affascinato”. Segue un corso di formazione a Pescara, presso un’accademia privata di design, dove il 28enne carpinese ammette in maniera molto schietta di aver imparato poco o nulla. Eccetto qualcosa che poi gli sarebbe servito in futuro, e cioè “vedere oltre il limite”. Comincia così la sua carriera. “Ho avuto la fortuna di conoscere Bl4ir – al secolo Simone Scognamiglio, rapper napoletano celebre per il remix di Te Boté –. Ho instaurato un bellissimo rapporto fino al punto di lavorarci insieme, culminato con la realizzazione di alcune copertine per i suoi singoli”. “Poi, ebbi un’altra botta di fortuna. Pubblicai una storia Instagram in cui postai un contenuto 3D, alla quale commentò Raffaele Morlando – stylist del rapper fresco di tour negli stadi, Geolier –, che mi chiese se facessi anche 3D. Non esitai un attimo a dire di sì e finii per realizzare una sfilata tridimensionale di Geolier”. Il designer la definisce fortuna, ma evidentemente qualcuno sa ancora riconoscere il talento. E non lesina ringraziamenti, sia nei confronti di Giulio Puccini che di Tito Barbieri, due giovani abilissimi nell’elaborazione 3D che gli sono stati di grande aiuto. Ma è qui che accade l’impensabile. “Era venerdì e, conclusa la sfilata, decido di restare a Napoli per il week-end. Domenica sera, quando stavano per riaccompagnarmi in stazione per tornare a Carpino, mi dicono di restare. Ricevo una telefonata da Aurelio De Laurentiis, non potevo crederci”. Ma dall’altra parte del telefono c’era davvero il patron del Napoli, che aveva scelto di reclutare Di Lella per un’occasione importante. A distanza di pochi giorni, infatti, sarebbe trascorso un anno dalla morte di Diego Armando Maradona, idolo indiscusso dei napoletani.

San Giovanni Rotondo si prepara a vivere un’inaugurazione che rompe con le consuetudini del passato: sabato 4 luglio, alle 19, in viale della Gioventù 27, aprirà ufficialmente Florè, un concept store floreale che si candida a diventare non solo un punto vendita, ma un vero e proprio laboratorio di estetica e cultura urbana. Ad anticipare l’apertura, e a fungere da magnete visivo per l’intera area, sorge un murale, realizzato nel mese di giugno, dall’artista argentino Emanuel Alaniz. Noto a livello internazionale per il suo stile audace e immediato, definito ‘muralismo salvaje’, Alaniz è stato scelto proprio per la sua capacità di trasformare spazi anonimi in narrazioni viventi: “Volevamo che il murale fosse un segnale, una scommessa sulla bellezza, un modo per arricchire il contesto in cui ci troviamo e offrire a chi passa una sensazione positiva” ha raccontato a l’Attacco Maria Giovanna Fania, la giovane titolare di Florè, spiegando come l’idea sia nata dalla necessità di donare un’anima a uno spazo urbano che, fino a pochi mesi fa, appariva privo di una propria identità definita. Il progetto, ambizioso e stratificato, è stato seguito passo dopo passo dal fratello di Maria Giovanna, Leonardo Pio Fania, professionista con una solida esperienza nel settore della comunicazione, del design multimediale e della valorizzazione culturale. Grazie al coordinamento di Leonardo, che ha saputo tradurre la visione naturale ed ecologica della sorella in una strategia comunicativa coerente e d’impatto, Florè si propone di colmare un vuoto, offrendo alla città un’esperienza che attinge ai linguaggi contemporanei europei. Il percorso che ha portato alla nascita di questa realtà è singolare e profondamente umano, segnato da una svolta drastica. Maria Giovanna, dopo anni di studi di biologia e un’intensa esperienza lavorativa presso il CUP, ha deciso di voltare pagina, mettendo in discussione le proprie certezze per seguire una vocazione più autentica. 

Michele Furio, in arte Miky Furio, è un giovane videomaker e regista di soli 21 anni che, insieme al padre Peppe Furio – nome stimatissimo e conosciuto nell’ambiente da oltre quarant’anni –, sta ridefinendo il racconto visivo del territorio passando dai grandi eventi fino al cinema nazionale. Cresciuto letteralmente “a pane e telecamere”, Michele è stato battezzato artisticamente dal cantante neomeolodico Gianni Vezzosi e a soli 10 anni gestiva già uno studio discografico, imparando da autodidatta i segreti del montaggio e delle riprese. “È stato mio padre a trasmettermi questa passione”, racconta a l’Attacco Michele Furio. “Tutto è cominciato come un semplice hobby. Mi dilettavo nel montaggio video pubblicando filmati editati sul mio canale YouTube. Ma ho dovuto responsabilizzarmi molto presto. Sono infatti diventato padre a soli 15 anni. Per cui, ho lasciato quella strada decidendo di trasformare la passione in un lavoro. Ho acquistato l’attrezzatura professionale e ho cominciato a collaborare con un rinomato studio fotografico di Orta Nova – “Antonio Cetrulo” –. Sono ormai quattro anni che mi occupo del montaggio delle riprese delle cerimonie”. Negli ultimi anni, l’avvento delle nuove tecnologie, in particolare dell’intelligenza artificiale, ha modificato radicalmente il settore del videomaking. Ne sa qualcosa Miky Furio. “Tanti, ormai, lavorano con l’IA. Uno strumento che mi ha fatto perdere non pochi clienti, che preferiscono acquistare l’abbonamento di un’intelligenza artificiale e realizzare filmati senza affidarsi ad un professionista”, spiega evidenziando i rischi per la sopravvivenza della professione. Ma il videomaker non rigetta completamente l’IA. “La tecnologia si evolve. Alla fine, è uno strumento utile. Mi è anche capitato di utilizzarla”, ammette Furio, che comunque preferisce un lavoro più “artigianale”. “Circolano sempre più video realizzati con l’intelligenza artificiale, in alcuni casi fatti pure male”. Ma l’IA non viene utilizzata solo per foto e video, ma anche per le voci. E su questo punto il giovane editor apre un nuovo capitolo, che sottolinea pure la sua poliedricità. “Oltre al videomaking, ho anche uno studio discografico”, dice Furio riferendosi a Cinecanto, il suo piccolo laboratorio sito ad Orta Nova dove realizza i suoi lavori. “È capitato che mi portassero un provino che era stato realizzato con l’intelligenza artificiale. Allora ho capito quanto si stia abusando di questa tecnologia, che rischia di togliere parecchio lavoro a chi lo fa di mestiere e ha speso tutta la sua vita per formarsi”, lancia l’allarme Michele Furio.

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