Tariffe ferme al 2020, costi in crescita e bilanci sotto pressione. Nella III Commissione Sanità del Consiglio regionale pugliese, il confronto del 5 ottobre su RSA e centri diurni ha riportato al centro la sostenibilità dell’assistenza alle persone non autosufficienti. AIOP, Welfare a Levante, Legacoop e Confcooperative Sanità Puglia chiedono interventi concreti, mentre la Regione richiama i vincoli finanziari e il lavoro sui fabbisogni.

“Non togliamo postazioni”. L’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, risponde alla protesta dei dieci sindaci della Capitanata contro il rischio di soppressione delle seconde ambulanze del 118. Una mobilitazione nata dalla preoccupazione per la tenuta dell’emergenza in una provincia estesa, con collegamenti difficili e territori nei quali la disponibilità di un mezzo aggiuntivo può incidere sui tempi dei soccorsi.

Fino a mercoledì continueranno gli eventi in presenza e virtuali, sul tema: “Allattamento al seno: informazione, sostegno e prossimità”, con video call interattive nella virtual room in cui ginecologi, pediatri e ostetriche offriranno supporto, informazioni e consigli alle neo mamme che allattano al seno, per superare gli ostacoli legati agli spostamenti necessari a raggiungere i Presidi Ospedalieri.

Trenta medici per un territorio che ne richiederebbe circa novanta, abbastanza per coprire appena cinque o sei postazioni in tutta la provincia di Foggia. È il quadro che i professionisti del 118 hanno presentato ieri mattina nella sede dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri, in via Acquaviva, per dire che l’emergenza territoriale è a un passo da un punto di non ritorno. A far scattare l’allarme è la delibera n. 1253 della Giunta regionale, che secondo i sindacati carica i medici degli obblighi della dipendenza senza riconoscerne le tutele.
La conferenza era stata annunciata il giorno prima da un comunicato dell’Ordine, firmato dal presidente Pierluigi Nicola De Paolis e dal segretario nazionale della FIMMG Emergenza Territoriale Francesco Marino, che parlava di medici “pronti alle dimissioni in blocco”. Marino ha spiegato che il rischio concreto è che i pochi medici rimasti lascino il servizio perché si sentono feriti nella propria dignità professionale. 
Davanti ai giornalisti, le organizzazioni sindacali del settore hanno spiegato le ragioni della protesta, partendo da una carenza di personale che nei numeri non lascia margini. I numeri sono il cuore del problema. Con la nuova proposta aziendale, ha ricordato Francesco Marino, la provincia di Foggia dovrebbe contare circa novanta medici dell’emergenza territoriale, ne sono rimasti soltanto trenta, e tra questi ci sono anche i colleghi dichiarati non idonei ai mezzi di soccorso: quelli che possono salire davvero su un’ambulanza sono ancora meno. In tutta la Puglia, secondo il comunicato, i medici del 118 sono 190 a fronte dei 400 necessari. Pierluigi Nicola De Paolis ha spiegato a l’Attacco che ogni postazione dovrebbe essere coperta da quattro o cinque medici, mentre oggi in tutta la provincia se ne riescono a coprire soltanto cinque o sei, in quella che è la terza provincia d’Italia per estensione. “Se vogliamo perdere completamente i medici dell’emergenza e urgenza, bene, ci stiamo riuscendo”, ha detto.

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