Un Mònde di polemiche, Dota: “Insieme all’artista deve salire sul palco anche il brand territoriale”
Il blue carpet steso da l’Attacco lo hanno calpestato proprio tutti. L’inchiesta sulle spese folli per i concerti che non producono alcun ritorno economico è stata surclassata mediaticamente dalla bocciatura di Mònde – Festival del Cinema sui Cammini da parte di un impresario culturale, contestata da tutti (o quasi). Non sono infatti mancati gli interventi di chi naviga il settore e conosce bene la macchina della cultura, spesso utilizzata come strumento finanziario per contentare quello o quell’altro portatore di interesse, che hanno dato ragione alla linea tracciata dal quotidiano. Sul tema è intervenuto a l’Attacco Enzo Dota, esperto di marketing territoriale, che ha speso parole al miele per il festival del cinema foggiano: “Quello che è stato fatto con Mònde è una delle operazioni migliori che la città potesse fare negli ultimi trent’anni. Luciano Toriello, che non conosco, è stato davvero bravo. Perché ha fatto qualcosa che altri non fanno, cioè spendere senza intascarsi nulla. Non si può assolutamente dire che sia stata un’operazione sbagliata per Foggia, per il brand, per dare un punto di vista nuovo e pulito di una città che ha ancora qualcuno che vorrebbe migliorarla”. Ma è mancato qualcosa, chiarisce: “La comunicazione poteva essere fatta meglio. Non durante o dopo, ma prima. Probabilmente questa è stata l’unica pecca, insieme al fatto che non abbia prodotto un vero ritorno economico”. Poi vira sul discorso relativo ai concerti, sul quale l’Attacco ha dedicato un ampio approfondimento: “Quando l’impresario dice che si spendono così tanti soldi per i concerti senza un ritorno economico è verissimo. Il problema principale è che chi organizza questi concerti apre e chiude il cerchio all’evento, non lasciando mai nulla di aperto. Il concerto deve sì allietare il popolo, ma non può limitarsi a questo. Insieme all’artista deve salire sul palco anche il brand territoriale”. A mancare è una cabina di regia, spiega: “Se dopo vent’anni si parla ancora di rete, sinergie e sistema e nulla è mai cambiato è perché alla base c’è un’incompetenza fortissima. Guardate i toscani e i trentini, davanti al concerto mettono sempre il brand territoriale e dietro quel brand c’è una strategia, che a Foggia e provincia manca. Non c’è niente che può crescere se non c’è una strategia. E questa qual è? Riconoscere un brand territoriale che ancora non esiste. Se non utilizzi nessun tipo di strumento o mezzo per valorizzare i punti di interesse culturale e le possibili attività culturali da fare il giorno dopo, quella gente non la riuscirai mai a capitalizzare”.
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