Anniversario omicidio Panunzio, la famiglia diserta la commemorazione: “Non accettiamo di svilire la memoria”



Anniversario omicidio Panunzio, la famiglia diserta la commemorazione: “Non accettiamo di svilire la memoria”

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Nel giorno del trentaquattresimo anniversario dell'omicidio di Giovanni Panunzio, la famiglia annuncia che non prenderà parte alla commemorazione istituzionale organizzata dal Comune di Foggia. Una decisione accompagnata da un lungo e durissimo comunicato, inviato ieri, nel quale i familiari dell'imprenditore ucciso dalla mafia foggiana il 6 novembre 1992 ricostruiscono le ragioni della rottura con l'amministrazione comunale, contestano alcune dichiarazioni dell'assessore alla Legalità Giulio De Santis e chiedono una revisione delle narrazioni pubbliche sulla stagione degli omicidi di quegli anni. Al centro della presa di posizione c'è soprattutto la difesa della memoria di Panunzio e del percorso che lo portò a denunciare i suoi estorsori, collaborando con le forze dell'ordine. I familiari rivendicano la specificità di quella scelta e contestano ogni ricostruzione che, a loro giudizio, finisca per ridimensionarne il valore. "Non possiamo accettare distorsioni dei fatti storici, le quali sminuiscono oggettivamente il significato del coraggio, del sacrificio e della lotta contro la mafia portata avanti da Panunzio", scrivono. La frattura riguarda anche la gestione della memoria in città, dall'intitolazione di uno spazio ritenuto inadeguato alle difficoltà dell'associazione dedicata all'imprenditore, fino ai rapporti mai decollati con la Sindaca Episcopo. Nel mirino finiscono inoltre le parole pronunciate a settembre dall'assessore De Santis durante la commemorazione di Nicola Ciuffreda, ucciso nel 1990. La famiglia chiede che eventuali elementi sul collegamento tra i due omicidi siano messi a disposizione della Direzione distrettuale antimafia, contestando che tali conclusioni possano essere ricavate dalla sentenza del processo Panunzio. La scelta finale, dunque, è netta. "Noi non saremo presenti a tale commemorazione e agli appuntamenti fissati per quel giorno (oggi ndr) dal Comune". I familiari ricorderanno Giovanni Panunzio con una celebrazione religiosa aperta a tutti alle 11:30 nella cappella di famiglia al cimitero comunale.

Il comunicato è sottoscritto da Filomena Panunzio con Antonio Picicco, Michele Panunzio con Giovanna Belluna e Giuseppina Panunzio con Fabrizio Guerrieri Villanova. I familiari condividono le dichiarazioni pubbliche rese negli ultimi mesi da Michele Panunzio. "Siamo concordi con tutto quanto riportato da Michele Panunzio e lo richiamiamo anche in questa sede". L'auspicio era vivere la ricorrenza "in un clima di pace, di riflessione e di concordia". Ma, scrivono, "da troppo tempo vengono invece diffuse in città (e non solo), ricostruzioni storiche tese a ridurre, se non a svilire, il senso e il significato del percorso di vita di Giovanni Panunzio". Ricostruzioni che trascurerebbero gli elementi fondamentali della sua battaglia. "Denunce, documenti scritti, stretta cooperazione con gli organi di polizia e altro". La famiglia ricorda il riconoscimento ottenuto dallo Stato italiano, che ha individuato Panunzio quale unica vittima di mafia a Foggia. "Ciò non significa stabilire priorità tra le persone e le loro vicende tragiche", ma tutelare "il senso più pieno e profondo delle scelte attive portate avanti per ben tre anni dal nostro familiare".

Dura la replica a chi avrebbe ricondotto quel riconoscimento a un colpo di fortuna. "Traviando quanto Panunzio ha fatto consapevolmente contro la mafia". Nel comunicato viene ricordata anche "la coraggiosa testimonianza di Mario Nero". La richiesta è di una ricerca storica fondata sugli atti. "Facciamo una seria ricerca storica, individuiamo colpevoli e mandanti, noi offriamo la nostra cooperazione", scrivono, chiedendo di lavorare sui documenti e di non ridurre tutto a "petizioni di principio". La contestazione più diretta riguarda però l'assessore De Santis e le dichiarazioni rese durante la commemorazione di Nicola Ciuffreda. Secondo i familiari, l'assessore avrebbe sostenuto che dalla sentenza del processo Panunzio emergerebbero il carattere mafioso dell'omicidio di Ciuffreda, ucciso nel 1990, e il collegamento tra i due delitti, con gli stessi mandanti. "Sulla base di quali elementi oggettivi l'assessore ha affermato questo? Da dove lo ha tratto, visto che nella sentenza del maxi-processo Panunzio questo non viene affermato?".

La famiglia chiede che eventuali elementi siano trasmessi alla magistratura. "L'assessore non va subito a fornire questi elementi alla Dda di Bari?". De Santis, aggiungono, "non può sostituirsi all'autorità giudiziaria" e ai giudici che hanno emesso le sentenze. I familiari rivendicano la specificità della ribellione di Panunzio. "Giovanni Panunzio non si è limitato a non pagare il pizzo, magari in silenzio", ma "ha espresso a chiare lettere il suo rifiuto, lo ha gridato alla città, denunciando i suoi estorsori". E aggiungono: "Le vostre parole temerarie e non vere ci feriscono e fanno sanguinare di nuovo le ferite mortali di Giovanni Panunzio e le nostre". L'avvertimento è rivolto a chiunque voglia ricostruire quei fatti. "Non permettetevi di farlo usando indebitamente la storia e il sacrificio del nostro familiare". La rottura investe anche Libera e il Comune. I familiari ricordano la presenza della responsabile nazionale della Memoria antimafia di Libera alla commemorazione di Ciuffreda. "Non accettiamo che vengano dette cose non corrette, che sviliscono e sminuiscono la memoria del nostro familiare". Chiedono quindi di "non parlare più di Giovanni Panunzio e di togliere pure il suo nome dal sito Internet di Libera".

La famiglia condivide la decisione del presidente dell'associazione intitolata a Panunzio, l’avvocato Dimitri Cavallaro Lioi, di interrompere ogni collaborazione con l'attuale amministrazione. Contestano l'intitolazione di uno spazio ritenuto inadeguato. "Un luogo indecoroso per il nostro familiare", scrivono, lamentando anche la collocazione della stele e ricordando le richieste di individuare uno spazio più degno. Sulla sede dell'associazione, a lungo inagibile, ricordano che il comodato fu rinnovato dai commissari straordinari con una delibera che definiva le finalità dell'associazione corrispondenti "al sentire e all'operato di questa amministrazione". Contestano anche il voto contrario della maggioranza a un emendamento urbanistico sulle criticità legate alla memoria di Panunzio.

Dura la chiamata in causa della Sindaca Episcopo. "Da lei non abbiamo mai ricevuto una parola di confronto o di conforto", scrivono, ricordando il blocco su WhatsApp di Michele Panunzio. I familiari respingono infine le accuse di partigianeria politica. "Non ci interessa portare avanti un'unità di facciata e ipocrita", affermano, ricordando di portare ancora "sulla nostra pelle gli effetti tragici della violenza mafiosa". La conclusione è l'annuncio della mancata partecipazione alle iniziative istituzionali di oggi. "Noi non saremo presenti a tale commemorazione e agli appuntamenti fissati dal Comune". Si scusano con il Prefetto, il Questore e le altre istituzioni presenti, confermando la disponibilità al confronto. "Non esserci sarà per noi anche la rivendicazione della nostra dignità". La celebrazione in memoria di Panunzio si terrà nella cappella di famiglia al cimitero comunale. "Sarà benvenuto chiunque vorrà essere presente con noi", concludono. 

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testatina dillo al direttore WEB

 

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