Trinitapoli, Di Feo difende la città: “Non si può cancellare una storia di legalità e buona amministrazione”




Trinitapoli, Di Feo difende la città: “Non si può cancellare una storia di legalità e buona amministrazione”

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Il quotidiano L'Attacco ha dedicato un approfondimento ai tre Comuni dell'Ofanto con il titolo: “Nell'occhio del ciclone: San Ferdinando rischia grosso, Trinitapoli in alert dopo lo scioglimento e Margherita tra indagini e assunzioni” e il sottotitolo: “Tre Comuni, vicende diverse e una fiducia da ricostruire: il controllo dello Stato e le domande dei cittadini mettono alla prova la politica ofantina”. Nell'occhio del ciclone... o di una narrazione parziale? "Tre Comuni, vicende diverse e una fiducia da ricostruire: il controllo dello Stato e le domande dei cittadini mettono alla prova la politica ofantina". Si tratta di un'impostazione giornalistica certamente efficace dal punto di vista comunicativo. Il titolo è forte, richiama immediatamente l'attenzione del lettore e propone una lettura unitaria dell'intero territorio ofantino, richiamando temi delicati quali la legalità, il controllo dello Stato e la qualità dell'azione amministrativa. Tuttavia, proprio questa scelta narrativa merita una riflessione.

Accostare tre realtà amministrative differenti all'interno di un unico quadro interpretativo rischia di generare nell'opinione pubblica una percezione di equivalenza tra situazioni che hanno origini, percorsi e livelli di gravità profondamente diversi. L'espressione "nell'occhio del ciclone", per la sua forza evocativa, contribuisce inoltre a trasmettere l'immagine di un intero comprensorio territoriale attraversato da una crisi generalizzata, finendo inevitabilmente per coinvolgere comunità, cittadini e istituzioni che meritano valutazioni più equilibrate e contestualizzate. Per quanto riguarda Trinitapoli, il continuo richiamo allo scioglimento del Consiglio comunale rischia di consolidare una rappresentazione esclusivamente negativa della città, prescindendo da una lettura complessiva della sua storia amministrativa, sociale ed economica.

È giusto che la stampa vigili, approfondisca e racconti i fatti. È giusto che la politica sia sottoposta al controllo dell'opinione pubblica e che eventuali criticità vengano evidenziate senza sconti. Nessuno mette in discussione il valore di una stampa libera e indipendente. Ma proprio per questo motivo sarebbe auspicabile che l'analisi dei territori avvenisse sempre in modo completo, equilibrato e rispettoso delle diverse realtà. Chi conosce la storia amministrativa dell'area ofantina sa bene che ogni Comune deve essere valutato per la propria specifica vicenda, che le responsabilità non possono essere considerate indistintamente e che i percorsi di risanamento e rilancio devono essere giudicati sulla base dei fatti e dei risultati concreti. L'impressione che deriva dall'articolo è quella di una narrazione fortemente orientata a mettere in evidenza le criticità, lasciando in secondo piano tutto ciò che di positivo continua ad essere costruito quotidianamente nelle nostre comunità.

Particolarmente significativo è il caso di Trinitapoli, una comunità che nel corso degli anni ha saputo distinguersi per il senso delle istituzioni, per il rispetto delle norme e per una lunga tradizione amministrativa improntata alla legalità, alla trasparenza e al servizio pubblico. A prescindere dalle vicende attuali, nessuno può cancellare quanto è stato realizzato negli anni attraverso l'impegno di amministratori, dipendenti comunali, associazioni e cittadini che hanno sempre operato nel rispetto delle leggi e nell'interesse della collettività. Trinitapoli non può essere ridotta ad un titolo di giornale o ad una fase amministrativa contingente. Trinitapoli è una comunità laboriosa che ha saputo esprimere nel tempo una classe dirigente responsabile e istituzioni che hanno rappresentato un punto di riferimento per l'intero territorio.

Prendiamo, inoltre, ad esempio Foggia e la sua provincia. In un territorio dove persistono fenomeni criminali, sociali e amministrativi di ben altra portata e gravità, il cittadino può legittimamente domandarsi perché l'attenzione giornalistica si concentri, in determinati momenti, quasi esclusivamente sui Comuni dell'Ofanto. Da osservatore della vita amministrativa della BAT, ritengo che l'effetto dell'articolo sia soprattutto quello di porre sotto pressione la classe dirigente locale, attuale e passata, dei tre Comuni interessati. Se questo servirà a promuovere maggiore trasparenza e responsabilità amministrativa, potrà avere una funzione positiva. Se invece dovesse alimentare soltanto sfiducia generalizzata verso le istituzioni e le comunità locali, il beneficio per i cittadini diventerebbe assai più discutibile.

La vera questione che emerge da questo titolo non è tanto: "chi ci guadagna?" La domanda da porsi è un'altra: Perché non si parla con la stessa evidenza delle buone pratiche, delle opere realizzate, delle amministrazioni sane, dei risultati raggiunti e delle tante esperienze positive presenti nei territori ofantini? Se l'informazione ha il dovere di illuminare le ombre, ha anche la responsabilità di raccontare le luci. Perché raccontare soltanto le criticità, senza dare pari spazio alle realtà virtuose, ai risultati conseguiti e agli esempi positivi che esistono nel nostro territorio, rischia di offrire ai lettori una rappresentazione incompleta della realtà e di penalizzare comunità che, pur tra mille difficoltà, continuano a lavorare, crescere e guardare al futuro con responsabilità, dignità e spirito di servizio. I Comuni dell'Ofanto meritano certamente attenzione e controllo, ma meritano anche rispetto, equilibrio e una narrazione completa della loro storia, della loro identità e del loro impegno quotidiano a favore dei cittadini - Rag. Nicola di Feo, già Vice Sindaco della Città di Trinitapoli (BT).

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