Che cosa può fare una comunità quando un ragazzo comincia a perdere il legame con la scuola? Da questa domanda prende le mosse ‘Etnopedagogia in Azione’, la Spring School dell’Università di Foggia presentata nella sala Campione del Consiglio regionale della Puglia, a Bari. In programma dal 17 al 20 marzo 2027 a Monte Sant’Angelo, sarà la prima di otto tappe in due anni dedicate al rapporto tra educazione, marginalità e futuro delle aree interne. Per la coordinatrice Giusi Antonia Toto, il progetto parte da una domanda che riguarda anche lo spopolamento. Quali opportunità possono trovare nei piccoli centri i giovani che vorrebbero restare e quelli che pensano di tornare? “Oltre a creare condizioni fisiche, è necessario creare anche condizioni culturali e, si spera, lavorative”, spiega la docente. La prima tappa studierà il ruolo delle comunità nei percorsi educativi. Dal 7 maggio, a Mattinata, un festival riunirà progettisti ed esperti di videogiochi per la didattica. Nel biennio sono previste anche conferenze a Tirana, Strasburgo e Lisbona.
La vicepresidente del Consiglio regionale, Elisabetta Vaccarella, ha indicato nell’abbandono scolastico una priorità per la prevenzione del disagio giovanile. La sua proposta è impiegare i giorni di sospensione in attività a servizio degli altri, soprattutto delle persone più fragili, per dare agli studenti l’occasione di assumersi una responsabilità. Serve anche “stare molto accanto alle famiglie”, ha aggiunto, perché accompagnare adolescenti e preadolescenti richiede strumenti di cui ogni nucleo dispone in misura diversa. Per Giorgio Mori, delegato alla didattica di Unifg, “è fondamentale integrarsi con il territorio”. In Capitanata, osserva, il rapporto con le comunità è parte della formazione dei futuri docenti, chiamati a lavorare anche con chi rischia di restare ai margini. Promossa dal Learning Sciences Institute con la direzione scientifica del Dipartimento di Studi Umanistici, la Spring School prevede 39 ore tra lezioni, laboratori, esercitazioni e project work. Pedagogia, sociologia, antropologia e criminologia si confronteranno sui temi della prevenzione e del reinserimento sociale, anche in ambito penitenziario. Il percorso è rivolto a laureati, dottorandi, educatori e professionisti dei servizi educativi, sociali e penitenziari. Al termine sono previsti tre crediti formativi universitari e un attestato di partecipazione.
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