I cambiamenti climatici, a lungo paventati dagli scienziati, sono ormai una realtà evidente a tuttu, anche in Capitanata. “La Capitanata è uno dei territori italiani più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico”, spiega a l’Attacco il professor Ruggiero Sardaro, associato di Economia agraria, alimentare ed estimo rurale presso il dipartimento di Economia dell’Università di Foggia. “Il Tavoliere registra deficit idrici strutturali che mettono a rischio le colture su scala provinciale. Il Gargano è stato attraversato da alluvioni improvvise di intensità crescente. Le falde acquifere della Puglia settentrionale mostrano segnali di sovrasfruttamento che richiedono politiche attive di governance idrica. Eppure, la Capitanata è anche uno dei territori più ricchi di asset strategici nel Mezzogiorno in quanto dotato di suoli ad alta produttività, infrastrutture di bonifica e irrigazione tra le più estese d'Italia, filiere agro-alimentari di eccellenza a denominazioni di origine. Il problema non è la mancanza di risorse bensì la mancanza di figure professionali capaci di governarle in un contesto climatico radicalmente mutato”, continua Sardaro, che è il coordinatore del master di II livello in Rischio Climatico, Vulnerabilità Territoriale e Resilienza, di cui l’Ateneo daunio ha da poco approvato l’istituzione, con delibera del senato accademico del 14 ottobre scorso. Si tratta del primo master nel Mezzogiorno dedicato a tale tematica di estrema attualità. “Gestire gli asset territoriali in un contesto di rischio climatico non significa solo proteggere ciò che esiste. Significa ridisegnare le politiche di uso del suolo, riallocare le risorse idriche tra usi agricoli, civili e ambientali, quantificare economicamente il danno atteso da eventi estremi per orientare le scelte di investimento pubblico, attivare gli strumenti assicurativi e finanziari che il mercato oggi mette a disposizione, dai fondi mutualistici alle polizze parametriche, dai green bond ai fondi strutturali europei”, evidenzia il docente. “Significa, in altri termini, saper costruire quella che potremmo chiamare una policy territoriale del rischio, ossia un sistema integrato di analisi, pianificazione e intervento che tenga insieme la dimensione economica, giuridica, tecnico-ingegneristica ed istituzionale. Il master nasce per formare esattamente questa figura, ossia un professionista con una competenza trasversale e operativa, capace di lavorare a fianco di un Consorzio di bonifica che deve aggiornare il proprio Piano di classifica, di un Comune che deve redigere il Piano di adattamento climatico, di un'impresa agro-alimentare che vuole accedere a una polizza parametrica contro la siccità, di un'Autorità di Bacino che deve costruire il Piano di gestione del rischio di alluvioni. In un'epoca in cui i fondi europei per la resilienza (LIFE, PNRR, Interreg, Horizon Europe) mettono a disposizione risorse ingenti ma trovano spesso territori privi delle competenze tecniche per accedervi e spenderli bene, questa figura è una priorità di sistema. Il master è stato costruito con il contributo di dieci settori scientifico-disciplinari dell'Università di Foggia e con il coinvolgimento diretto di enti del territorio quali l'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionale, il Consorzio per la bonifica della Capitanata e Confagricoltura Foggia, che hanno già confermato la propria disponibilità ad accogliere gli stagisti e a partecipare al comitato tecnico scientifico. Nasce a Foggia perché è qui che la sfida è più urgente ed è il territorio dove si trovano gli interlocutori istituzionali, produttivi e ambientali con cui costruire davvero quella professionalità che il territorio richiede”, sottolinea Sardaro.
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A Foggia il primo master al Sud sui cambiamenti climatici. Sardaro: “Tra le zone più esposte alle conseguenze”
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