Il cadavere di un uomo di circa 50 anni è stato rinvenuto lunedì mattina a due metri di profondità nello specchio d’acqua di località “Punta Lunga”, a nord di Vieste. A fare la macabra scoperta è stato un assistente bagnante, impegnato nel consueto giro di perlustrazione. L’uomo ha notato nei pressi di una boa un’ombra scura e si è quindi tuffato in acqua, recuperando il corpo.

Migliori amiche” è il documentario true crime diretto da Luciano Toriello, che ricostruisce una delle vicende che hanno segnato la cronaca nera e giudiziaria della Daunia, portandola a livello nazionale: il caso di Nadia Roccia, uccisa a diciannove anni il 14 marzo 1998 a Castelluccio dei Sauri, borgo dei Monti Dauni, per mano delle sue due “migliori amiche”: Anna Maria Botticelli e Mariena Sica. A distanza di quasi trent’anni da quegli eventi, il docufilm, sarà presentato il 27 agosto, in anteprima nazionale, nella sala Laltrocinema Cicolella di Foggia, non punta alla spettacolarizzazione, ma sospende il giudizio su quanto accaduto, e si propone come un viaggio necessario nella memoria collettiva e come una importante riflessione sociologica e mediatica sui risvolti oscuri dei legami adolescenziali nella provincia più profonda. Il docufilm ricostruisce, attraverso testimonianze esclusive e materiale audiovisivo inedito, la storia di Nadia Roccia, le indagini che seguirono alla sua morte, l’iter processuale e le differenti verità che emersero dai racconti di Anna Maria Botticelli e Mariena Sica, che da subito confessarono di aver compito l’omicidio. Sullo sfondo l’intera comunità di Castelluccio dei Sauri, per anni al centro di un terremoto mediatico, e una generazione cresciuta in una periferia del Sud ancora poco raccontata.  Il film nasce dal ritrovamento nell'Archivio MAD – Memorie Audiovisive della Daunia, di cui Toriello è direttore responsabile, delle riprese integrali dell'incidente probatorio del 1998: sette ore di girato in cui le due giovani - un manichino con parrucca bionda a rappresentare la vittima - ricostruiscono minuziosamente agli inquirenti la dinamica dell'omicidio. Attorno a questo materiale inedito, il documentario intreccia repertori televisivi dell'epoca, mai visti per intero da allora, e nuove interviste a magistrati, avvocati, criminologi, sociologi e testimoni diretti, per restituire non soltanto la cronaca giudiziaria del caso, ma il ritratto di una piccola comunità dei Monti Dauni improvvisamente travolta dall'attenzione mediatica nazionale, e di una generazione cresciuta a metà strada tra il mito patinato degli Stati Uniti e la vita immutabile di paese.

Dalla scomparsa dopo una giornata nei campi al ritrovamento del cadavere nel bagagliaio della sua automobile ci sono una serie di elementi che ora gli investigatori stanno cercando di ricomporre per capire cosa sia accaduto a Sadam Houssain, bracciante pakistano di 32 anni che viveva a Ippocampo, nel territorio di Manfredonia. La Procura di Foggia procede per omicidio volontario contro ignoti. Tra le piste al vaglio c’è quella che conduce al sistema dell’intermediazione della manodopera agricola e ai rapporti che il 32enne avrebbe intrattenuto con lavoratori e aziende del territorio. Un’ipotesi investigativa, ancora tutta da verificare, sulla quale potrebbero fornire indicazioni i telefoni, le Sim, le agende e i numerosi appunti acquisiti dagli inquirenti.

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