Cinque esterni d’attacco per un 3-4-3 finora mai visto, poi la scelta di virare sul 3-5-2, rispolverando una soluzione che a Foggia mancava da tempo: il doppio centravanti. Un cambio di prospettiva importante, che modifica gli equilibri della squadra e chiama Gaetano Auteri a risolvere un nuovo rebus offensivo. Perché giocare con due punte non significa necessariamente essere più pericolosi e, soprattutto, non garantisce che i due interpreti riescano a valorizzarsi a vicenda. La sensazione, osservando il rendimento della coppia, è che Ravasio e Luciani facciano ancora fatica a trovare una vera complementarità.

Il Manfredonia accelera, aggancia la zona playoff e rilancia le proprie ambizioni. Il 2-0 sull’Ischia, maturato domenica scorsa, certifica il momento d’oro della formazione biancoceleste, protagonista di una risalita che sta restituendo entusiasmo a una piazza desiderosa di lasciarsi alle spalle anni difficili. In Serie D la squadra corre, i risultati alimentano le aspettative e la classifica comincia a dare sostanza a un percorso che, fino a poco tempo fa, sembrava tutt’altro che scontato. Perché alle spalle di questa rincorsa c’è molto più di una striscia positiva: c’è il tentativo di ricostruire dalle fondamenta il calcio sipontino, dopo stagioni tormentate e una crisi che aveva messo a dura prova la fiducia di tifosi e ambiente.È in questo scenario che si inserisce l’opera di Gianni Rotice, patron del club e principale artefice di un progetto di rilancio avviato alcune stagioni fa, quando lo scetticismo nei suoi confronti era diffuso e la piazza viveva una fase di forte tensione. Una scommessa non semplice, portata avanti tra difficoltà, contestazioni e la necessità di restituire credibilità a una società chiamata prima di tutto a ritrovare stabilità. Oggi, a distanza di oltre due anni, i segnali di svolta cominciano a essere evidenti: il Manfredonia ha imboccato una strada precisa, fondata sulla sostenibilità economica, sulla valorizzazione dei giovani e su una struttura societaria che punta sempre più su competenze e professionalità. La zona playoff non rappresenta ancora un punto d’arrivo, ma è un indicatore significativo della direzione intrapresa. Il progetto sta prendendo forma e la squadra, con i risultati, sta contribuendo a ricucire il rapporto con una tifoseria che non ha mai smesso di aspettarsi un futuro all’altezza della tradizione calcistica cittadina. Per Rotice è anche il momento di rivendicare la bontà delle scelte compiute e di guardare avanti, senza nascondere le difficoltà che restano da superare. Tra queste, il rapporto con le istituzioni e il sostegno dell’amministrazione comunale, un tema che potrebbe rivelarsi decisivo per consolidare il percorso e creare le condizioni per ambizioni ancora più importanti. Perché tornare a sognare non costa nulla, ma trasformare i sogni in obiettivi richiede risorse, collaborazione e una visione condivisa. Da qui prende le mosse la nostra intervista a Gianni Rotice, che è venuto a farci visita in redazione: il momento magico della squadra, le basi del progetto, le prospettive del club e il futuro del calcio a Manfredonia. Con una certezza: dopo anni di buio, i biancocelesti sono tornati a far parlare di sé per ciò che accade sul campo. E forse, questa volta, la rinascita non è soltanto una speranza.

Partiamo dalla vittoria convincente di domenica scorsa con l’Ischia e da una classifica che si fa interessante. Peccato solo per il Miramare vuoto, un controsenso in questo contesto...
Non era facile riallinearsi subito dopo una sconfitta pesante nel punteggio, molto meno nella cifra di gioco espressa. Devo dire però che tecnico e squadra hanno saputo voltare pagina in fretta e rispondere sul campo a qualche eccessiva ed ingenerosa critica. La risposta è stata quella di un gruppo coeso che sa trovare dentro di sè le motivazioni per reagire prontamente alle prime difficoltà. Sono davvero molto soddisfatto del mio Manfredonia. Certo, lo stadio vuoto domenica faceva un certo effetto, è la seconda volta che accade, ed è un peccato che la nostra gente non possa essere al nostro fianco a gioire con noi.  

Due sconfitte consecutive hanno riacceso l’allarme e rimesso in discussione le certezze costruite nelle scorse settimane. Tra moduli cambiati, uomini alternati e un mercato orientato al 3-4-3 mai realmente decollato, Gaetano Auteri è chiamato a trovare una strada precisa. La sfida con la Cavese può diventare un passaggio decisivo per uscire dall’impasse e restituire identità alla squadra. In casa Foggia è arrivato il momento delle riflessioni, ma soprattutto delle decisioni. Le due sconfitte consecutive hanno riportato a galla dubbi e interrogativi che sembravano, almeno in parte, superati e hanno inevitabilmente acceso i riflettori sulla posizione di  Auteri.

Anche quando il pallone non rotola e lo stadio resta in silenzio, il Foggia può continuare a parlare alla sua gente. È successo nello scorso weekend con “Dietro la Maglia”, il nuovo podcast ideato dall’area comunicazione rossonera, che ambisce a diventare molto più di un semplice appuntamento: uno strumento per riavvicinare la tifoseria e ricostruire un legame messo a dura prova negli ultimi cinque anni. La prima puntata, pubblicata domenica scorsa, ha visto protagonisti il capitano rossonero Davide Di Pasquale e Gino Boscaino, storico magazziniere del club.

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet