La ricostruzione del Calcio Foggia 1920 passa attraverso tre obiettivi: il risanamento della struttura societaria, la ricostruzione di un progetto sportivo credibile e il recupero del rapporto con la città. Sono tre processi collegati, ma con tempi e risultati differenti. La sopravvivenza del club non coincide automaticamente con la sua rinascita sportiva, così come una campagna acquisti ambiziosa non costituisce, da sola, la prova dell'esistenza di un progetto solido. Il punto di partenza è particolarmente delicato. Il Foggia ha attraversato una fase di amministrazione giudiziaria, una transizione proprietaria e una stagione sportiva ‘25-26 segnata da difficoltà profonde. Il 10 febbraio scorso si è perfezionato il passaggio delle quote ai nuovi imprenditori, mentre il 20 luglio il Tribunale di Bari ha revocato l'amministrazione giudiziaria, rilevando l'esito positivo del programma di sostegno e bonifica aziendale e l'assenza dei presupposti per proseguire la misura. Si tratta di due passaggi fondamentali per riportare il club a una gestione ordinaria. La stagione in corso rappresenta, quindi, il primo vero banco di prova della nuova fase. La società ha definito un nuovo assetto dirigenziale, affidato la guida tecnica a Gaetano Auteri e ricostruito l’intera rosa. Ha inoltre dichiarato di voler investire sul settore giovanile, sul marchio, sul merchandising e sul rapporto con il territorio. Ad oggi la ricostruzione istituzionale e organizzativa è più avanti di quella sportiva.

Arrivano indicazioni rassicuranti dall'infermeria sulle condizioni di Francesco Pio Petito. L’attaccante del Foggia, costretto a lasciare anzitempo il terreno di gioco nella gara di domenica scorsa, non ha riportato particolari conseguenze. Lo conferma l’esito degli esami strumentali, si tratta di un lieve affaticamento muscolare, un problema che sarà monitorato nelle prossime ore dallo staff sanitario che valuterà se sia il caso o meno di rischiare l'esterno fin dalla trasferta di lunedì prossimo a Giugliano. 

Quattro sconfitte in nove partite sono un campanello d’allarme che il Foggia non può permettersi di ignorare. Non tanto, o non soltanto, per il peso dei punti lasciati per strada, quanto per la sensazione che accompagna alcuni passaggi della stagione: una squadra capace di produrre gioco, trovare momenti di buona intensità e costruire occasioni, ma ancora troppo fragile quando si tratta di gestire gli episodi e dare continuità alle proprie prestazioni. Il ko con il Potenza ha riportato a galla vecchi difetti, confermando che il percorso di crescita dei rossoneri è tutt’altro che completato.

Un altro pezzo del primo Foggia in Serie A targato RosaRosa-Pugliese dei primi anni ‘60 non c’è più. All’età di 90 anni Giuseppe Moschioni, uno dei più grandi portieri della storia rossonera, è salito in cielo ieri sera. Nato a Cividale del Friuli il 3 giugno 1936, Moschioni era arrivato al Foggia nel 1963, dopo le esperienze con il Seregno e il Brescia. Il suo acquisto si rivelò fondamentale per la formazione rossonera, che proprio in quella stagione seppe compiere il salto decisivo verso la massima serie.

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