Calcio - Page #10




Senza "le gentili concessioni", come le chiama Gaetano Auteri, il Foggia è nella condizione di rialzare la testa dopo il capitombolo col Potenza ed interrompere l’emorragia che a Giugliano si protrae ormai dal 2001? E’ l’interrogativo che accompagna la vigilia del match del De Cristofaro, che si arricchisce di ulteriore suspence dopo che in casa gialloblù a  poche ore dalla sfida si è deciso per il ribaltone in panchina. Via Di Napoli, arriva Paolo Cannavaro (?), forse chissà.

Il calendario non concede tregua e, per Raffaele Di Napoli, la partita contro il Foggia rischia di trasformarsi in uno spartiacque della stagione. Lunedì sera, al De Cristofaro, il Giugliano si gioca molto più dei tre punti in palio: in discussione ci sono la capacità della squadra di reagire a un momento difficile, la fiducia dell’ambiente e, inevitabilmente, la posizione del suo allenatore.

Un pensiero stupendo tramutatosi poi in...cattivo. Dici Giugliano e il ricordo corre a quell’ultima sfida che avrebbe potuto conservare il sapore dolce di una vittoria sofferta, di una notte da ricordare, di un nuovo inizio. E che invece, almeno quando si parla di trasferte in terra campana, si è trasformato in un a specie di incubo. Uno di quelli che tornano a bussare proprio quando vorresti averli lasciati alle spalle. Per capire perché, bisogna tornare indietro al 18 gennaio scorso, la notte che sanciva ufficialmente il cambio al vertice del club rossonero, con l’avvento della gestione Casillo-De Vitto. 

La ricostruzione non può procedere con la stessa velocità in tutti i settori. Occorre stabilire una sequenza di priorità. davanti a tutte ce n’è una: stabilizzare la prima squadra. Il Foggia deve trovare continuità nei risultati, ridurre gli errori e definire un'identità di gioco. La permanenza in una posizione di classifica tranquilla deve essere il primo obiettivo misurabile; le ambizioni successive andranno commisurate al rendimento reale. Seconda priorità: trasformare il vivaio in un investimento strutturale. Il settore giovanile deve avere strutture, tecnici, programmazione e criteri di valutazione propri. Il successo non si misurerà soltanto dal numero di iscritti, ma dalla qualità della formazione e dalla capacità di accompagnare i giovani verso il calcio professionistico. Terza priorità: consolidare il risanamento.

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