Il Foggia torna a sorridere e ritrova, uno dopo l’altro, alcuni dei suoi protagonisti più attesi della stagione. È forse questo il segnale più incoraggiante arrivato nelle ultime settimane: in cui oltre ai risultati e alla crescita sul piano del gioco, la squadra di Gaetano Auteri sta recuperando uomini e certezze. Elementi che, messi insieme, possono cambiare il peso specifico di una formazione che ha attraversato momenti complicati e che adesso sembra avere ritrovato una direzione più precisa. Tre nomi su tutti: Di Pasquale, Zuccon e Ravasio. Tre giocatori con caratteristiche differenti, tre ruoli diversi e un comune denominatore: la loro presenza sta dando equilibrio, personalità e concretezza al Foggia.

Ci sono stagioni nelle quali il pallone sembra divertirsi a riaprire vecchi cassetti della memoria. Succede quando una vittoria non vale soltanto tre punti, ma porta con sé il peso di una storia, di un precedente, di un tabù che sembrava ormai destinato a rimanere tale. È quello che sta accadendo al Foggia, protagonista di una stagione che sembra costruita su misura per cancellare qualche conto rimasto in sospeso con il passato. La Calabria, per cominciare. Una regione che negli ultimi anni aveva rappresentato per i rossoneri soprattutto trasferte complicate, risultati negativi e occasioni sfumate, torna improvvisamente a sorridere ai colori rossoneri. E lo fa con una coincidenza che ha il sapore della storia. A Crotone, il successo conquistato in trasferta dalla squadra di Auteri col Cosenza ha spezzato un digiuno che durava da 62 anni. L’ultima vittoria esterna dei rossoneri contro i silani risaliva infatti alla stagione 1963-64 (2 febbraio, Cosenza-Foggia 1-3).. Da allora erano passate generazioni di calciatori e allenatori, campionati e categorie diverse, senza che nessuno riuscisse a riportare a casa l’intera posta in palio. Sessantadue anni dopo, il Foggia ha finalmente riaperto quella pagina e l’ha riscritta. Un’attesa lunghissima, quasi irreale per il calcio moderno. Proprio per questo ancora più significativa. Certe statistiche finiscono per diventare una storia nella storia: ogni nuova trasferta porta con sé il ricordo dell’ultima volta, ogni mancato successo alimenta il tabù, ogni nuova generazione eredita quello precedente. Fino a quando qualcuno non riesce finalmente a spezzarlo. E il Foggia, in questa stagione, sembra aver deciso di farlo con una certa ostinazione. Perché il capitolo Cosenza non è un episodio isolato.

Il Foggia cambia passo e, soprattutto, prospettiva. La vittoria contro il Cosenza non rappresenta soltanto l’ennesimo risultato positivo di un percorso che nelle ultime settimane ha assunto contorni sempre più convincenti, ma è il segnale che la squadra di Auteri sembra aver definitivamente messo alle spalle il periodo più complicato della stagione. La classifica comincia a restituire una fotografia più aderente alle potenzialità del gruppo: decimo posto, 11 punti, zona playoff agganciata, e una sensazione generale di crescita che va oltre il semplice dato numerico. Perché oggi il Foggia appare una squadra diversa rispetto a quella delle primissime giornate. Più equilibrata, più consapevole, meno esposta agli errori e soprattutto capace di mantenere per un numero maggiore di minuti la propria identità. È probabilmente questo l’aspetto più interessante della trasformazione. Non si tratta soltanto di aver conquistato punti importanti, ma di aver cominciato a costruire un rendimento standard, una continuità di prestazioni sulla quale poter edificare il resto del campionato. La vittoria sul Cosenza va letta proprio in questa direzione. È il successo di una squadra che ha acquisito maggiore solidità e che sembra avere trovato alcune certezze tattiche. Il passaggio al 3-5-2, in particolare, può rappresentare una chiave importante per valorizzare le caratteristiche di diversi interpreti della rosa. La difesa a tre consente a giocatori come Seck, Berra e Di Pasquale di esprimere meglio qualità e caratteristiche, offrendo maggiore protezione ma anche la possibilità di aggredire gli spazi con più convinzione. È un Foggia che, insomma, sembra aver trovato una struttura. E quando una squadra trova una struttura, anche i singoli cominciano inevitabilmente a rendere meglio. È quanto sta accadendo in diversi reparti. In mezzo al campo, per esempio, c’è ancora da definire la collocazione migliore di Houdi, elemento sul quale lo staff tecnico sta lavorando per trovare il modo più efficace di inserirlo negli equilibri della squadra. Ma intanto emerge con sempre maggiore evidenza la qualità di Zuccon. Che sta diventando una presenza importante, capace di dare ordine, intensità e qualità alla manovra. La sua crescita si inserisce in quella più generale di un reparto che sembra aver trovato maggiore equilibrio tra quantità e qualità.

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