Il ritardo nell’erogazione del pocket money denunciato nei giorni scorsi da alcuni beneficiari del progetto SAI di Monteleone di Puglia rischia di rappresentare soltanto la parte più visibile di una realtà molto più ampia. Dietro quella vicenda, infatti, si sviluppa un sistema che coinvolge gran parte della provincia di Foggia, interessa migliaia di metri quadrati di immobili destinati all’accoglienza, decine di operatori specializzati, centinaia di beneficiari e finanziamenti pubblici che, complessivamente, raggiungono diversi milioni di euro ogni anno. Per comprendere la portata del fenomeno occorre partire dal funzionamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione, meglio conosciuto con l’acronimo SAI. È l’evoluzione di quello che fino al 2018 era lo SPRAR, divenuto poi SIPROIMI e infine SAI. Nel corso degli anni è cambiata la denominazione, ma è rimasta sostanzialmente invariata la filosofia del progetto, finanziata dal Ministero dell’Interno e affidata ai Comuni, che assumono il ruolo di enti titolari. Sono poi gli enti locali, attraverso procedure pubbliche, a individuare le cooperative sociali o le associazioni incaricate della gestione operativa. La provincia di Foggia rappresenta una delle aree pugliesi dove il sistema è maggiormente diffuso. Il censimento effettuato evidenzia progettualità nel capoluogo e in numerosi centri della Capitanata. Alcuni progetti sono destinati agli adulti e ai nuclei familiari, altri ai minori non accompagnati, ma tutti rientrano nella medesima rete nazionale dell’accoglienza. Tra i progetti economicamente più rilevanti c’è quello del Comune di Foggia. Il SAI cittadino dispone di 48 posti autorizzati e, secondo i dati disponibili, accoglieva 45 beneficiari distribuiti in 9 appartamenti, assistiti da un’equipe di 16 operatori. L’ultimo affidamento pubblicato dall’amministrazione comunale supera 1,2 milioni di euro e costituisce uno dei principali appalti provinciali nel settore. La gestione è affidata al Comitato Provinciale Arci di Foggia, soggetto presieduto da Domenico Rizzi che rappresenta una presenza consolidata nella storia dell’accoglienza cittadina. Le cifre aumentano o diminuiscono in funzione del numero di posti autorizzati. Candela, ad esempio, con 55 posti (progetto dal valore stimato di oltre 900mila euro l'anno), rappresenta una delle realtà più consistenti della provincia. Lucera dispone di 35 posti (circa 6-700mila euro l'anno), Cagnano Varano di 30 (circa 5-600mila euro), Bovino di 25 (circa 4-500mila euro), Casalnuovo Monterotaro, Monteleone di Puglia e Poggio Imperiale di 20 ciascuno (circa 3-400mila euro), mentre Accadia e Orsara di Puglia si attestano su 15 posti (tra 250 e 350mila euro l'anno ciascuno). A questi vanno aggiunti i progetti dedicati ai minori stranieri non accompagnati, che prevedono costi differenti rispetto ai progetti ordinari per la particolare tipologia di assistenza richiesta. Il valore economico di ciascun progetto non coincide con il guadagno dell’ente gestore. È un equivoco che ricorre spesso nel dibattito pubblico. Le somme finanziate dal Ministero servono infatti a sostenere l’intero sistema di accoglienza. Con quelle risorse vengono pagati gli stipendi di coordinatori, educatori, mediatori culturali, assistenti sociali, psicologi, operatori legali e personale amministrativo. Servono inoltre a coprire gli affitti degli appartamenti, le utenze, il vitto, i servizi sanitari, i percorsi di formazione, l’inserimento lavorativo, il pocket money destinato ai beneficiari e tutte le altre attività previste dai progetti. È proprio il numero dei posti autorizzati a determinare la dimensione economica degli affidamenti. Un progetto da 50 posti supera facilmente il milione. Considerando il numero delle progettualità presenti in provincia, il sistema SAI della Capitanata muove ogni anno risorse pubbliche di assoluto rilievo, destinate non ai singoli beneficiari ma all’organizzazione complessiva del servizio. La mappa dei soggetti gestori evidenzia la presenza di un numero limitato di operatori che ricorrono con frequenza nei diversi Comuni.

Resta o va via? Da giorni a San Marco in Lamis si rincorrono le voci che vogliono dimissionario il dirigente comunale Antonio Del Mastro, uno degli indagati nell’ambito dell’inchiesta di Procura di Foggia e Guardia di Finanza su presunti episodi di corruzione, turbativa negli appalti pubblici, induzione indebita, falso, omissione di atti d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, truffa e reati in materia di lavori pubblici. Tra gli indagati ci sono diverse persone per fatti legati al paese garganico, a partire dal sindaco piddino Michele Merla (ad un anno dalle elezioni comunali del 2027), da Del Mastro per l’appunto, dall’ex dirigente comunale Tullio Daniele Mendolicchio (oggi al Comune di Foggia), dal funzionario comunale Giuseppe Martino e dal dirigente scolastico dell’istituto Giannone, Costanzo Cascavilla. L’ingegnere e dirigente comunale, come responsabile del settore lavori pubblici e manutenzione, per gli inquirenti avrebbe falsamente attestato l'assenza di causa e incompatibilità tra l'ufficio pubblico ricoperto e l'essere socio di Res Aedificatoria Real Estate srl, società che ha in corso di realizzazione un complesso residenziale nel paese garganico. Inoltre, la realizzazione del complesso immobiliare avrebbe comportato la commissione di gravi illeciti superati formalmente con la redazione dell'attuale Piano urbanistico generale del Comune sammarchese, atto che sarebbe viziato da irregolarità e omissioni di natura tecnica. E’ per tale ragione che il pm Giuseppe Mongelli ha chiesto al Comune: tutti i permessi a costruire, nonché relativi fascicoli istruttori, rilasciati all’impresa del dirigente Del Mastro, ovvero Res Aedificatoria Real Estate srl; l'atto di sottomissione, datato 31 ottobre 1975 e registrato il 10 novembre di quell’anno col numero 8051 presso il Comune di San Marco in Lamis; il PUG (Piano urbanistico generale) del Comune approvato con delibera del consiglio comunale nel 2014, in particolare per quel che attiene al regolamento edilizio per le nuove costruzioni; gli atti di nomina di Del Mastro per gli incarichi ricoperti nel tempo presso il Comune di San Marco in Lamis.

La prima vera grana per la nuova amministrazione di Monteleone di Puglia arriva dal progetto SAI, il Sistema di Accoglienza e Integrazione che negli ultimi anni ha rappresentato uno degli assi portanti delle politiche sociali del piccolo centro dei Monti Dauni. Un progetto sul quale la precedente amministrazione guidata da Giovanni Campese aveva investito molto e che oggi, a poco più di un mese dall'insediamento del Sindaco Sebastiano Maraschiello, finisce al centro di una segnalazione che denuncia ritardi nei pagamenti e disagi per beneficiari e operatori. La denuncia è giunta a l'Attacco attraverso una comunicazione firmata collettivamente da alcuni beneficiari del progetto, che hanno chiesto di mantenere riservata la propria identità. “Da tre mesi non riceviamo il pocket money e da quattro stagioni non viene fornito il vestiario”, si legge nel testo. “Gli operatori lavorano senza stipendio a causa del blocco totale dei fondi operato dalla nuova amministrazione comunale”. La verifica effettuata da l'Attacco conferma che un ritardo nei pagamenti e nell'erogazione dei fondi esiste realmente. Restano invece controverse l'entità dei ritardi e le cause che li hanno determinati. Sia il Comune sia l'ente gestore, la Cooperativa Aladino, negano infatti che vi siano tre mesi di arretrati e assicurano che la situazione è ormai in fase di soluzione, pur ammettendo che il rallentamento c'è stato. La vicenda, dunque, non mette in discussione il valore del progetto SAI, che continua a rappresentare uno strumento essenziale per l'accoglienza e l'integrazione delle persone beneficiarie di protezione internazionale. Solleva piuttosto interrogativi sul funzionamento della macchina amministrativa in una fase di passaggio tra la precedente e la nuova amministrazione comunale. Questioni che l'Attacco ha approfondito raccogliendo le versioni del Sindaco Maraschiello e del presidente della Cooperativa Aladino, Andrea Chiacchiari, entrambi concordi nel confermare il ritardo ma altrettanto netti nel ridimensionarne la portata e nell'escludere una situazione di emergenza. La questione è particolarmente spinosa e delicata. Il progetto SAI, infatti, rappresenta uno strumento fondamentale per l'accoglienza e l'inclusione sociale delle persone beneficiarie di protezione internazionale. Non si limita a garantire un alloggio, ma accompagna percorsi di integrazione attraverso servizi sociali, orientamento, formazione, assistenza legale, mediazione culturale e sostegno all'autonomia personale e lavorativa. A ciò si aggiunge il valore ulteriore che iniziative di questo tipo assumono nei piccoli centri delle aree interne, fiaccati da isolamento e spopolamento, dove la presenza di servizi finanziati attraverso progettazioni nazionali contribuisce a mantenere attive professionalità, competenze e occasioni di sviluppo sociale. Proprio per questo ogni rallentamento amministrativo rischia di produrre effetti che vanno ben oltre il semplice ritardo contabile, coinvolgendo persone particolarmente vulnerabili, operatori impegnati quotidianamente sul territorio e la stessa comunità locale. La segnalazione giunta a l’Attacco ha riguardato due aspetti distinti. Da una parte il ritardo nell'erogazione del pocket money destinato ai beneficiari del progetto, dall'altra il presunto mancato pagamento degli stipendi agli operatori della Cooperativa Aladino. Due questioni differenti, accomunate però dallo stesso flusso amministrativo che regola il finanziamento del progetto e che, secondo le spiegazioni fornite dagli interlocutori contattati, avrebbe subito un rallentamento nelle ultime settimane.

Si avvicina l’ora delle elezioni per il rinnovo degli organi del Consorzio di bonifica del Gargano. L’assemblea dei consorziati è stata convocata per il 4 ottobre prossimo, quando chi invoca la discontinuità proverà a scalzare la governance oggi in carica, guidata da dicembre 2021 dal presidente Michele Palmieri. Il consiglio uscente andrà a scadere il 14 dicembre 2026 (5 anni dalla data di insediamento) e, quindi, si deve procedere in tempo utile al rinnovo degli organi consorziali. Intanto, in questi ultimi mesi di mandato, c’è spazio anche per un bando che i beninformati ritengono sia ad hoc per l’ex direttore Massimiliano Capezzuto, che - dopo la nomina dell’ex vicepresidente Michele Tabacco a direttore unico del Consorzio - è rimasto nell’ente come direttore dei servizi operativi, continuando al contempo a fare il direttore del Consorzio di bonifica Valle del Venafro in Molise. Tutte decisioni contestate dalla Regione Puglia, che tra i molteplici dinieghi di legittimità assunti nei confronti delle delibere del cda ha espresso contrarietà anche rispetto a quanto avvenuto relativamente a Tabacco e Capezzuto. Lo scorso 16 giugno il cda ha approvato l’avviso pubblico per l’acquisizione di curricula ai fini della individuazione di profilo professionale adeguato al ricoprimento dell’incarico di dirigente cui assegnare le funzioni di direttore dei settori operativi. Nel 2025 Capezzuto ebbe tale incarico a tempo determinato, nonostante non fosse stata mai istituita una figura di tal tipo nell’ente, in cui sussistono invece diversi capi settore. La durata dell’incarico era dal 16/07/2025 al 30/06/2026, con compenso di 1.500 euro al mese e 50 euro come diaria giornaliera fissa, oltre al rimborso chilometrico della spesa di trasferta, stabilito per km, pari al 22% del prezzo al litro del carburante.

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