Tariffe aggiornate, ma budget invariati. È il nodo della riabilitazione ospedaliera al centro dell’allarme lanciato da Fabio Margilio, presidente di Aiop Puglia, in occasione dell’assemblea regionale dei soci convocata a Bari. Nell’intervista all’Attacco, il presidente descrive le difficoltà del privato accreditato e sollecita un confronto con la Regione: in discussione ci sono la continuità dell’assistenza, i vincoli alla mobilità attiva e la sostenibilità economica delle Rsa.
Il punto di partenza sono i provvedimenti regionali del 22 settembre sui fondi di remunerazione per il 2026. “Ci troviamo quasi a fine anno a conoscere qual è il fondo per un anno che abbiamo praticamente già percorso”, osserva Margilio. Una definizione tardiva delle risorse che rende difficile programmare personale, servizi e prestazioni.
La preoccupazione più immediata riguarda però gli effetti dell’adeguamento delle tariffe della riabilitazione ospedaliera. “Il governo centrale ha adeguato le tariffe, ma la Regione Puglia, nel recepire l’adeguamento, non ha incrementato i budget. Questo significa, conseguentemente, un numero minore di prestazioni”, spiega. Con un tetto di spesa invariato e una remunerazione più alta per ciascun trattamento, le risorse disponibili finanziano meno attività.
“Siamo ormai a fine ottobre e il rischio è di non poter continuare a dare assistenza riabilitativa ospedaliera negli ultimi due mesi dell’anno”, avverte. Una criticità già segnalata ai vertici regionali: “Abbiamo inviato una nota al presidente e all’assessore il 5 ottobre, spiegando il problema e l’urgenza di un incontro. La nostra richiesta non è stata ancora esaudita”.
Un secondo fronte riguarda i pazienti provenienti da altre regioni. Secondo Margilio, le strutture pugliesi ricevono richieste di cure e interventi che non possono soddisfare: “La mobilità attiva, di fatto, è stata bloccata e non possiamo accogliere nuovi pazienti da fuori regione”.
Poi ci sono le Rsa, con tariffe che il presidente indica come ferme al periodo precedente alla pandemia. Una questione affrontata recentemente anche dalla terza commissione consiliare regionale. “L’aumento dei costi energetici e del costo della vita non consente alle strutture di raggiungere il pareggio di bilancio e di garantire prestazioni adeguate”, denuncia.
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