I cittadini di fede Islamica sentono il bisogno di chiarire cosa sia l’islamofobia. A chi conosce bene la lingua italiana e forse anche un po’ di greco antico imparato a scuola, dovrebbe venire semplice associare a quella parola il significato di “paura dell’Islam”. Ma il Comitato Multinazionale per la Moschea di Foggia ha percepito la necessità di ribadire, ricordare, spiegare che “l’islamofobia viene definita a livello internazionale come un sentimento di avversione o paura infondata verso l’Islam e verso coloro che vengono percepiti come musulmani generando diffidenza stereotipi e forme di discriminazione che non trovano alcun fondamento nella realtà quotidiana delle nostre città dove migliaia di famiglie musulmane vivono, lavorano, studiano e contribuiscono al benessere collettivo con impegno e senso civico”. Questo è accaduto in risposta alla notizia, data pochi giorni fa dal gruppo di Futuro Nazionale di Foggia, di aver raccolto 2.000 firme contro la costruzione della moschea. Sembra strano che un problema del genere si sia presentato in una città come il capoluogo della Capitanata, in cui la percentuale di immigrati è alta ed essendo, per molta parte, di origine africana, sono di confessione islamica. Il segretario dell’associazione che riunisce i senegalesi foggiani, Issa Samaha spiegato a l’Attacco: “C’è bisogno della moschea a Foggia, il numero di senegalesi e di musulmani è alto. E poi, anche altre città come Roma, Milano o Napoli ne hanno una. Quindi, perché non dovrebbe esserci a Foggia dove ci sono molti stranieri musulmani che lavorano nelle campagne?”. Il Comitato per l’apertura della moschea ribadisce: “Secondo le Nazioni Unite, questo fenomeno nasce da ostilità non basata sui fatti e si manifesta attraverso esclusione sociale ostacoli nell’accesso ai servizi pubblici narrazioni distorte e atteggiamenti che alimentano divisioni invece di favorire la convivenza e negli ultimi anni tale dinamica si è intensificata anche in Europa rendendo necessario un lavoro costante di informazione, dialogo e responsabilità condivisa”.

Tutto pronto a Cagnano Varano, per la terza edizione dell’evento a tutto tondo in ambito femminile, che si terrà domenica, “PasseggiAmo in Rosa”, l’iniziativa promossa dall’associazione Muzia APS ASD, con il patrocinio della Provincia di Foggia e il contributo sportivo della Regione Puglia, dedicata alla prevenzione, alla sicurezza e alla valorizzazione della donna, in una società, non solo nelle aree interne, non ancora paritaria e paritetica.

Nel cuore pulsante dei Monti della Daunia, dove le vette si affacciano con solenne bellezza sulla provincia di Foggia, disegnando un paesaggio che invita naturalmente al raccoglimento, si è recentemente conclusa una manifestazione di straordinario respiro internazionale che ha trasformato il borgo di San Marco La Catola in un crocevia di spiritualità e speranza. L’evento, intitolato “Pace: è questo il tempo”, ha visto il Monastero della Pace Tibetano e l'associazione Tso Pema farsi promotori di un messaggio universale in un momento storico martoriato dai conflitti. Questa realtà, che oggi rappresenta un presidio di pace unico in tutto il Mezzogiorno, porta con sé un’eredità di quindici anni di attività iniziata a Roma in un piccolo appartamento del centro, una crescita costante che ha spinto la coordinatrice Marisa Burnsa cercare spazi più ampi e immersi nel silenzio. Spiegando la genesi di questo trasferimento, Marisa Burns ha raccontato a l'Attacco: ““Tso Pema” - che in tibetano significa “Lago di Fior di Loto” - è nata nel dicembre del 2010, a Roma. Inizialmente gli incontri si svolgevano a casa mia, un appartamento nel centro della Capitale, ma si trattava di un ambiente molto piccolo, che non permetteva all'associazione di crescere. Per questo motivo ho iniziato a cercare un nuovo luogo, valutando in primis il Molise, una regione meravigliosa che ben si presta al raccoglimento. La ricerca è terminata quando, grazie a un'amica, siamo approdati a San Marco La Catola, in questo ex agriturismo che abbiamo trasformato in monastero. Siamo arrivati qui il 15 marzo 2025”. L'associazione è una non-profit che promuove la filosofia Mahayana e la cultura tibetana come emblema universale di non-violenza, un principio che Marisa descrive con parole cariche di significato: “Promuoviamo la cultura tibetana perché è la cultura della non-violenza. È l'unico popolo in questo mondo che non pratica violenza, un popolo pacifico che ha cambiato la propria storia privilegiando la via della bontà e del rispetto, a quella della guerra”. L'inserimento nel borgo dauno non è stato immediato. L'accoglienza è chiaramente legata al livello di conoscenza che la comunità sammarchese ha del mondo buddhista, il che ha portato inevitabilmente con sé una certa dose di diffidenza: “Non tutti sanno chi è il Dalai Lama - ha spiegato la coordinatrice -, ma, dopo questo evento, le persone del paese hanno capito chi siamo e ciò che stavamo facendo”.

La necessità di sostenere percorsi di integrazione sociale e occupazionale delle persone affette da diversabilità è ormai diventata una mission ad opera non solo delle associazioni di settore che sono attive da tanto tempo nel tessuto cittadino ma anche dall'ASL Foggia che ha inteso aprirsi sempre di più alla città e alle realtà aggregative locali. Il connubio vincente tra l'associazione iFun e ASL Foggia ha dato vita a progetti di grande concretezza sul fronte dell'inclusione dei ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico. È stata presentata ieri mattina presso il bar-ristorante Fahrenheit, la prima fase di “Sapori Inclusivi”, progetto di ASL Foggia, promosso dal Dipartimento di Salute Mentale in co-progettazione con l’associazione di promozione sociale iFun. L'iniziativa, inoltre è frutto della coprogettazione derivata dal progetto A.Q.U.I.L.E. con l’Equipe Autismo di ASL Foggia, I-Fun e una rete di ristoranti del territorio che saranno sede di altri appuntamenti formativi. Otto ragazzi di età compresa tra 18 e 25 anni si sono cimentati nelle competenze acquisite nel settore della ristorazione. Percorsi di integrazione che guardano al presente e al futuro di ragazzi che altrimenti farebbero fatica ad inserirsi, come ha spiegato ai microfoni de l'Attacco il presidente dell'associazione I-Fun, Maurizio Alloggio. “Questo progetto muove le basi a gennaio, grazie alla partnership fra noi e l'Asl Foggia. Le tre linee di intervento sono legate all’autonomia delle persone affette da disturbi dello spettro autistico, alla socializzazione e alla possibilità di inclusione lavorativa. È infatti necessario far conoscere ai ragazzi il mondo del lavoro, introducendoli gradualmente dopo una attenta formazione. Noi abbiamo dato vita a progetti lavorativi molto strutturati. Stiamo rafforzando una rete di conoscenza sui territori perché questa possibilità diventi poi realmente condivisa in tutta la città. Sei ragazzi sono stati ultimamente inseriti, lavorano presso lo stabilimento Barilla, gestendo il magazzino quota pasta, sono assunti regolarmente e quotidianamente lavorano lì. Abbiamo poi un altro gruppo di ragazzi che collabora ai catering che organizziamo. L'ultimo è stato predisposto il 16 aprile scorso per l'Università di Foggia. Altri ragazzi si occupano della gestione dell'imbustamento della spesa presso la rete di Mercati di Città.

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